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DIETRO LE QUINTE/ L'appuntamento di tutti i "nemici" di Letta

Pubblicazione:domenica 27 ottobre 2013

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Per Alfano, dunque, la decisione più difficile della sua carriera politica, che potrebbe essere anche quella di non rompere e chinare la testa. Per adesso sta lavorando per smorzare i toni e cercare una mediazione in grado di accontentare tutti.

Al lato opposto della fune sempre più vigorosi sono gli strattoni assestati dal sindaco di Firenze. L'avvertimento lanciato sulla legge elettorale parla da solo. Il suo ostinato schierarsi per il bipolarismo e contro ogni ipotesi di ritorno al proporzionale smuove le acque, dentro e fuori il suo partito. Ancor più lo fa il pronostico di uno dei massimi esperti di sistemi elettorali, Roberto D'Alimonte, secondo cui un centrosinistra a guida Renzi sarebbe in grado oggi di ottenere la maggioranza assoluta sia alla Camera, che al Senato, anche con il tanto vituperato "porcellum". Difficile capire quanto sia fondata questa previsione, ma la presenza non di due, ma di tre poli (il Movimento 5 Stelle di Grillo, che appare in ripresa nei sondaggi) autorizza a nutrire più di un dubbio.

Renzi, comunque, lascia intendere che si potrebbe tornare a votare anche con questo sistema elettorale. Che sia una minaccia effettiva, o solo una maniera energica di fare pressione, poco importa. Di sicuro dimostra la gran fretta che anima il sindaco di Firenze, che si potrebbe tradurre in atti concreti nelle settimane immediatamente seguenti alle primarie, anch'esse fissate per la data fatidica dell'8 dicembre. Potrebbe cioè finire per essere lui, e non Berlusconi, a dare il colpo di grazia al governo.

Tanta fretta è stata perfettamente percepita dal Capo dello Stato, che ha chiesto ai partiti della traballante maggioranza di Letta di arrivare alla riforma della legge elettorale prima della sentenza della Corte costituzionale, attesa per il 3 dicembre. È opinione comune che l'attuale formulazione del premio di maggioranza sarà dichiarata incostituzionale, in assenza di una soglia minima perché il meccanismo scatti. Se il pressing del Quirinale dovesse trovare una risposta positiva presso i partiti, a fine anno tutto sarebbe pronto per un ritorno al voto fra fine febbraio e inizio marzo, con  buona pace del governo delle larghe intese e delle riforme, ancora una volta arenate lungo la strada.



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