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Politica

L'ANTI-RENZI/ Cuperlo: se vinco io il governo Letta non cade

Gianni Cuperlo (Infophoto)Gianni Cuperlo (Infophoto)

Delle classi dirigenti e delle élites. Non solo politiche, ma anche economiche, imprenditoriali, culturali o editoriali. Occorre rompere questo sistema di poteri intrecciati, recuperando quella centralità delle persone che è stata colpevolmente sacrificata ad altri interessi. Il ventennio che abbiamo vissuto, quindi, va archiviato. Va anche detto che se ci troviamo nell’attuale situazione, in buona parte è per colpa della destra.

 

E del Pd, no?

Dobbiamo riconoscere che c’è stato un grande deficit di coraggio nel rispondere all’esigenza di discontinuità avanzata dal Paese. Ma credo anche che ci siano dei meriti da riconoscere E conservare. Forse non saranno molti, ma l'esperienza dell'Ulivo, l'entrata nell'euro e la cultura del risanamento sono meriti storici.

 

Lei parla delle responsabilità delle élites. E D’Alema, che cos’è?

Guardi, non intendo farne una questione personalistica. Non mi appassiona questa discussione. Non voglio neanche lasciarmi coinvolgere dalla polemica su chi sono i sostenitori, tra i dirigenti storici, dei vari candidati. E’ molto più importante comprendere la portata storica dell’attuale situazione. Basti pensare che, negli ultimi 5-6 anni, gli investimenti industriali nel Mezzogiorno sono crollati nel 45 per cento e che, per la terza volta nella storia italiana (le altre due furono alla vigilia della breccia di Porta Pia, e nel 1918), nel sud i morti superano i nati. Ciò che conta, quindi, è individuare le chiavi di senso per uscire da questa situazione.

 

Sì, ma cosa pensa di D’Alema?

Credo che D’Alema, nella sua esperienza di governo, abbiamo intrapreso passi molto positivi. Penso, in particolare, al risanamento. Non è un caso che il suo ministro del Tesoro fosse Ciampi.

 

Se lei vince, il suo partito assumerà una connotazione più marcatamente di sinistra. Cosa ne sarà del governo Letta?

Non cambieremo la posizione avuta fin qui. Sosterremo lealmente il governo, incalzandolo sulle priorità che deve assumere. Mi riferisco, in particolare, alla lotta all’impoverimento del ceto medio e a quei fenomeni di povertà che stanno sequestrando parte del Paese. Metteremo, inoltre, al centro i temi del lavoro e della ridistribuzione del carico fiscale; in tal senso, mi preme ricordare che abbiamo la tassazione sul lavoro più alta d’Europa e quella sulle rendite finanziarie più bassa. Detto questo, consideriamo questa fase una parentesi all’interno della stagione consolidata del bipolarismo e, nei tempi ragionevoli  indicati dal capo dello Stato, è lecito immaginare di tornare al voto.

 

Se lei perde (ma, in fondo, anche se vince) è ipotizzabile un ticket con Renzi sul modello Bersani-Franceschini?

Non lo so, e non è un tema di discussione. Certo considero la  gestione unitaria di un partito un valore auspicabile. Attualmente, tuttavia, siamo impegnati con la campagna del congresso, e mi pare corretto ora confrontarci sul merito delle proposte alternative.

 

Lei chiederebbe a Renzi di farle da braccio destro?