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L'ANTI-RENZI/ Cuperlo: se vinco io il governo Letta non cade

Pubblicazione:domenica 27 ottobre 2013

Gianni Cuperlo (Infophoto) Gianni Cuperlo (Infophoto)

La sovraesposizione mediatica di Renzi si prolunga da ormai due anni ed è difficilmente contrastabile. Verosimilmente, le probabilità che Gianni Cuperlo, il candidato più a sinistra, conquisti la segreteria del partito sono decisamente inferiori di quelle del rottamatore. Non per questo, tuttavia, inesistenti. Inoltre, non essendo un candidato di bandiera, ma convinto della propria battaglia, sarà interessante capire come interpreterà il proprio ruolo di capo dell’opposizione interna. Glielo abbiamo chiesto direttamente.


Lei pensa di vincere?

Sono una persona razionale. Vedo e riconosco la forza, la popolarità e il consenso che accompagnano la candidatura del sindaco di Firenze. Credo, tuttavia, che questo congresso rappresenti una grande possibilità per gli iscritti e i sostenitori del Pd. Se riusciremo a trasferire l’attenzione dalla persone ai contenuti, alle idee e all’impianto culturale che sorreggono le diverse candidature, questo sarà il primo congresso in cui gli elettori potranno scegliere il segretario sulla base della diverse piattaforme programmatiche e politiche promosse. Insomma, conosco bene i pronostici, ma confido che ci saranno delle sorprese. E’ una battaglia aperta.


Lei cos’ha in più di Renzi?

 Guardi, non ho l’età per esprimere una presunzione di questo genere. 

 

Allora ci dica cosa propone di diverso?

Credo che il Pd resti, nonostante le recenti sconfitte, la grande risorsa per poter uscire dalla crisi e per promuovere la riscossa del Paese. Chi si candida alla sua guida, quindi, deve sapere che dovrà assumere un incarico a tempo pieno. Inoltre, occorre rimettere al centro del partito, una proposta culturale e valoriale molto forte, anche in netta discontinuità con il passato.

 

Di che valori parla?

Anzitutto, mi riferisco alla centralità della persona, senza se e senza ma. Dobbiamo, inoltre, riscoprire il primato di un’eguaglianza che, pur non avendo nulla a che fare con un appiattimento egualitarista, rappresenta lo strumento per valorizzare i meriti e i talenti e per scardinare un sistema consolidato di rendite, corporazioni, interessi e poteri.

 

C’è chi imputa il congelamento di tali rendite ai sindacati.

I sindacati hanno responsabilità, certo, ma c'è un problema complessivo di classi dirigenti. Per questo non credo che oggi il problema principale siano i sindacati. Al contrario, sono attualmente un presidio di molti diritti fortemente penalizzati. Penso, ad esempio, alla recente decisione del governo di bloccare l’indicizzazione legata all'inflazione delle pensioni a partire da quelle che sono sei volte la minima, e alla battaglia dei sindacati per impedirlo.

 

Oggi, quindi, di chi sono le principali responsabilità?


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