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RIFORME/ Il "doppio gioco" (sporco) di Beppe Grillo e Sel

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Ragioni strategiche, perché collocando l'intero processo riformatore all'interno del medesimo percorso procedimentale - seppure prevedendo la possibilità di giungere all'approvazione di più leggi costituzionali per settori omogenei - la riforma viene guidata in modo unitario secondo la logica del necessario compromesso: chi vorrà partecipare sa già che, se qualcosa otterrà, a qualcos'altro dovrà rinunciare. È dunque un modo per coinvolgere tutti le componenti "responsabili" nel processo riformatore, dando a ciascuna pari dignità: per ciò stesso il procedimento prefigurato tende ad assumere un carattere "quasi costituente".

Probabilmente, è proprio questo ciò che ha determinato, in nome della difesa della Costituzione, la fiera opposizione di una parte dell'opinione pubblica e di alcuni settori del Parlamento, in specie da parte del Movimento 5 stelle e di Sel. Si tratta di un'opposizione in cui confluiscono elementi di natura ideologica, profili politici di ordine contingente e argomenti di rilievo costituzionalistici.

Dal punto di vista ideologico, una profonda revisione della Costituzione viene considerato un tradimento del patto costituzionale che era stato stipulato tra i partiti del Cln. Dal punto di vista contingente, il successo di un siffatto processo di riforma consentirebbe ai partiti che riuscissero nell'impresa di riacquistare consenso e legittimazione popolare; di converso, la sconfitta del processo di riforma confermerebbe la crisi dei partiti medesimi e darebbe ulteriore linfa a chi trova la propria forza essenzialmente nel progressivo deperimento ed esaurimento dell'attuale quadro partitico. Dal punto di vista costituzionalistico, infine, il procedimento derogatorio è considerato un'inammissibile violazione dell'art. 138 Cost., considerato come una specie di super-norma per lo più intangibile.

Se le prime due motivazioni appaiono esclusivamente di carattere politico, e dunque su questo terreno vanno considerate e contrastate, la terza richiede qualche considerazione di ordine giuridico: la Costituzione pone come irrivedibile la sola forma repubblicana, e la Corte costituzionale ritiene che  sussistano anche i limiti impliciti alla revisione costituzionale, e che tra questi vi siano i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e i diritti inviolabili. Ma certo il disegno di legge costituzionale in corso di approvazione non appare lesivo né di principi fondamentali desumibili dall'art. 138 Cost., né di diritti inviolabili.

Infatti, tenendo conto dei principali aspetti innovativi nei confronti dell'art. 138 Cost., né la previsione della predetta Commissione bicamerale con funzioni referenti, né il dimezzamento del periodo minimo di tempo che dovrà intercorrere tra le due deliberazioni delle Assemblee parlamentari, né la previsione della possibilità di sottoporre a referendum le leggi costituzionali anche se saranno approvate con la maggioranza dei due terzi, appaiono contrastanti con il contenuto essenziale dell'art. 138 Cost.