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Politica

RIFORME/ Il "doppio gioco" (sporco) di Beppe Grillo e Sel

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Si attende adesso l'ultimo voto della Camera dei deputati per dare concreto avvio al procedimento di riforma che, come risulta anche dagli interventi degli ultimi giorni, vede il capo dello Stato impegnato nel sollecitare con le sue esternazioni e nel dare sostegno in vario modo a quel processo riformatore che, per quanto limitato nella sua estensione oggettuale (infatti, ad esempio, solo marginalmente potrà interessare la magistratura), appare forse come un'ultima possibilità a nostra disposizione: rinunciare a questa chance significherebbe rinviare le riforme ad un futuro sempre più incerto e difficile.

Probabilmente, anzi, implicherebbe non solo la rinuncia definitiva in questa legislatura a qualsiasi ipotesi di revisione costituzionale, ma anche il consolidarsi della sfiducia nei confronti delle capacità riformatrici dello stesso Parlamento. Si affaccerebbe con sempre maggiore forza l'ipotesi che ci sarebbe bisogno di riforme di sistema ben più incisive di quelle adesso ipotizzate, e nello stesso senso potrebbe trovare facile consenso nell'opinione pubblica la suggestione di realizzare queste "grandi" riforme attraverso strade extra-parlamentari: un esito davvero deprecabile per chi oggi si erge a difensore delle nostre istituzioni democratiche.

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