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Politica

ELEZIONI TRENTINO 2013/ Il sondaggista: dopo le provinciali, Trento e Bolzano sempre più “deitalianizzate”

Insieme al sondaggista ALESSANDRO AMADORI commentiamo l'esito di queste elezioni regionali in Trentino Alto Adige, decisamente positivo per le formazioni politiche locali.

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Circa ottocentomila elettori sono stati chiamati alle urne domenica scorsa per eleggere il presidente della Provincia di Trento e per il rinnovo dei consigli provinciali di Trento e Bolzano. In quest’ultimo caso, scrutinate tutte le 487 sezioni, il Sudtiroler Volkspartei si è confermato al primo posto con il 45,70% delle preferenze (131.237 voti), ma perde per la prima volta la maggioranza assoluta dei seggi. A seguire, molto più staccati, compaiono il Die Freiheitlichen al 17,9% (51.504 voti), i Verdi (insieme a Grüne, Verc e Sel) all’8,7% e il Süd-Tiroler Freiheit al 7,2%, una percentuale maggiore di quella ottenuta dal Partito Democratico, fermo a quota 6,7%. Praticamente inesistente la coalizione tra Lega Nord, Forza Alto Adige e Team Autonomie, che in queste regionali non è andata oltre il 2,5%. A Trento stravince Ugo Rossi, candidato del centrosinistra e nuovo presidente della Provincia, giunto quasi al 60%. Detto ciò, il dato che emerge dalle urne è chiaro: da un lato c’è una concentrazione del voto sui partiti dell’autonomia, del territorio, e non a caso il vero vincitore di queste elezioni è il movimento popolare secessionista della “pasionaria” Eva Klotz, della Suedtiroler Freiheit (7,2 %) che è presente nella politica locale ormai dagli anni Settanta. Dall’altro lato è da sottolineare una "deitalianizzazione dell’Alto Adige". Secondo il sondaggista Alessandro Amadori, fondatore e direttore dell’Istituto Coesis Research, contattato da IlSussidiario.net, "gli italiani sentono meno il voto e non si sono praticamente recati alle urne, mentre molto più numerosi sono stati i tedeschi". Quanto avvenuto, però, non rappresenta solamente un “ritorno al territorio”, ma anche un vero e proprio disinteressamento nei confronti di un'Italia che agli occhi di molti continua a deludere. "C’è un bisogno di risposte concrete sul piano locale, ma si tratta anche di una evidente identità nazionale che non è mai stata veramente italiana, ma tedesca", spiega Amadori. Questa regressione al locale, "in qualche modo è un tema molto forte oggi e non riguarderà solo l’Alto Adige: venuta meno la politica dei grandi progetti collettivi, è normale che in molti si sentano maggiormente legati al territorio dove sono nati o dove vivono, come se almeno si volesse salvare il salvabile". Osservando i dati elettorali e, in particolare, l’evidente crollo del centrodestra, secondo Amadori assistiamo alla "diretta conseguenza dell’instabilità interna al Pdl che si registra ormai da un anno a questa parte: anche se si andasse al voto a livello nazionale, un centrodestra come quello attuale, senza una vera anima e diviso tra falchi e colombe, non andrebbe oltre il 15-16%".


COMMENTI
28/10/2013 - commento (francesco taddei)

è gente che è responsabile davanti ai propri elettori e ama il proprio territorio, forti di identità e storia. molti politici locali italiani cercano il consenso locale come trampolino per le elezioni generali. detto questo la mancata integrazione delle comunità è anche frutto del politicissimo menefreghismo, dell'indice puntato contro almirante quando denunciava l'antitalianità di comunità che dagli italiani prendono tanti soldi che non gli spettano. grazie a de gasperi, che come politico avrà pure commesso qualche errore o è già santo?