BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Perché nessuno vuole la "vittoria" di Letta?

Enrico Letta e Angelino Alfano (infophoto) Enrico Letta e Angelino Alfano (infophoto)

Il successo del governo Letta sarebbe infatti palesemente foriero del passaggio da Berlusconi ad Alfano nel Pdl, da Monti a Mauro dentro Scelta Civica, mentre nel Pd l’affermarsi di una figura come l’attuale premier sarebbe certamente ingombrante per un Renzi che non vede l’ora di prendere in mano lui la situazione e si mostra infatti incline a mutare spesso opinione pur di assecondare questa sua aspirazione già troppe volte rimandata.

In questo quadro confuso parlare di riforme sembra un’utopia. Si sente spesso dire in giro che la priorità non sono né le riforme né la legge elettorale. Si dice spesso ad esempio – in modo un po’ semplicistico – che con la legge elettorale non si mette il piatto a tavola. Questa percezione della pubblica opinione alimenta però la irresponsabilità dei ceti dirigenti dei partiti che sembrano non rendersi conto, non fino in fondo almeno, che con questo loro immobilismo stanno decretando pian piano il loro fallimento. Verrebbe da chiedersi – per fare un esempio sportivo – se la popolarità del calcio avrebbe potuto resistere a 20 anni in cui non si fosse riusciti ad assegnare lo scudetto, o la coppa dei campioni, per via di regole non chiare o inefficaci. Che è poi proprio quanto è accaduto alla politica degli ultimi 20 anni. Nessuna disciplina, nemmeno la più popolare – e la politica non lo è – sarebbe in grado di tenersi in piedi in un quadro di regole inadeguate, e la sua implosione diventerebbe inevitabile. La domanda è allora questa: possiamo permetterci il lusso di una implosione delle nostre istituzioni?

Ha ragione il sindaco di Firenze quando dice che basterebbe applicare al governo nazionale il sistema che si applica per i Comuni in base al quale si elegge attualmente un sindaco e una maggioranza con grande chiarezza, a tutto beneficio della governabilità e della credibilità delle istituzioni. Ma Renzi non può far finta di non capire che un cambiamento così epocale degli assetti istituzionali (che comporterebbe anche una modifica della costituzione, non solo della legge elettorale) abbisognerebbe di ben altra concordia e di ben altro sostegno politico alla maggioranza che questo cambiamento epocale dovrebbe condurre in porto.
Insomma ognuno dice la sua soluzione, ma ognuno ci mette del suo per renderla non perseguibile, mostrando un senso di responsabilità assolutamente inadeguato alla drammaticità della situazione. Un quadro a tinte fosche, si diceva, di fronte al quale non resta che un auspicio: che il popolo nonostante tutto non perda la speranza, ma inizi a pretendere di più dai suoi governanti. Perché l’era dei proclami altisonanti, lasciando marcire le cose così come sono, è davvero conclusa.

© Riproduzione Riservata.