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LEGGE ELETTORALE/ Lo Moro (relatrice Pd): Renzi va contro il partito

Pubblicazione:martedì 29 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 29 ottobre 2013, 8.42

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Indubbiamente, un rischio del genere è astrattamente plausibile. Tuttavia, nella realtà, le maggioranza diverse sono un fenomeno estremamente raro. Quel che è certo, è che non intendiamo considerare la loro obiezione come campata in aria. Non la condividiamo, ma ne discuteremo in commissione. Tenendo conto che registriamo, nel Pdl, una tendenza ad introdurre un meccanismo proporzionale, mentre il Pd è schierato nettamente in favore del maggioritario.

 

Come Renzi. Lui, in particolare, ha proposto di fare, a livello nazionale, una legge come quella dei sindaci.

Si è trattato di una semplificazione estrema. Renzi non ha ancora assunto una posizione concreta. Infatti, ha annunciato che presto proporrà la sua legge elettorale. Ma non lo ha ancora fatto. Certo, lavorando da tempo sulla riforma, mi rendo conto che non si può parlare per slogan.

 

Mettiamo che lui intendesse proprio dire che per le Politiche si debba adottare il sistema elettorale vigente nei comuni superiori ai 15mila abitanti.

Non avrebbe molto senso. A livello nazionale non c’è nessun “sindaco” da eleggere. Finché non cambiamo, attraverso una modifica costituzionale, la forma di governo, il presidente del Consiglio non è eletto. Anche nel caso in cui un partito abbia raggiunto la maggioranza, l’attribuzione dell’incarico da parte del presidente della Repubblica alla persona indicata come leader di coalizione (l’indicazione del quale non ha alcun valore legale, ma rappresenta una semplice prassi) non è per nulla scontata. Basti pensare che il Pd aveva indicato Bersani, ma il presidente del Consiglio è Letta. Inoltre, quando il sindaco si dimette decade il Consiglio comunale, quando si dimette il premier il Parlamento resta in carica. Infine, un modello per eleggere qualche decina di consiglieri evidentemente non può valere nel caso di 945 parlamentari. In ogni caso, ciò che trovo veramente del tutto non condivisile, è un’altra cosa.


Ci dica.

Renzi ha detto che, se non si riuscirà a varare una legge elettorale idonea, allora è meglio tornare a votare con l’attuale sistema. Così facendo, ha contraddetto e capovolto tutto quello che il Pd, ma non solo, ha fin qui sostenuto. Ovvero, che occorre minimizzare i danni e che con il porcellum non si dovrà più tornare a votare in nessun caso. Ora, dato che in commissione, se non dovesse passare l’ipotesi del doppio turno, non esiste attualmente una linea subordinata o, per intenderci, un piano B, trovo piuttosto allarmante che Renzi, da  una riunione politica, ci fa sapere che per lui va bene anche la legge Calderoli.

 

(Paolo Nessi)



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