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LEGGE ELETTORALE/ Lo Moro (relatrice Pd): Renzi va contro il partito

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Fondamentalmente, sono tre i soggetti che si stanno occupando della riforma delle legge elettorale: il Pd, il Pdl e Renzi. I primi due stanno cercando di trovare una sintesi in commissione Affari costituzionali, al Senato. Il sindaco di Firenze, invece, esterna. «La legge elettorale che funziona è quella dei sindaci, dove dai a uno il compito di rappresentarti e se sbaglia va a casa», ha dichiarato alla Leopolda mentre i partiti (pure il suo) stavano circoscrivendo i pochi punti condivisi (sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza attribuibile al raggiungimento di una soglia elevata) e i molti nodi da risolvere (doppio turno, preferenze, collegi plurinominali, introduzione del sistema spagnolo). Con tutto ciò, il sistema di elezione dei sindaci non ha nulla a che fare. Doris Lo Moro, relatrice per il Pd della legge elettorale in commissione Affari costituzionali, ci spiega perché.


Anzitutto, perché la legge va cambiata?

Attualmente, vige un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza che, di fatto, lo rende maggioritario. Su tale premio, la Corte costituzionale ha già espresso diverse obiezioni e il 3 dicembre si pronuncerà sulla sua legittimità. Potrebbe non entrare nel merito, limitandosi a esprimere un orientamento di fondo e un invito a riformare. Comunque vada, è ormai evidente a tutti che quel premio deve essere abolito.

 

Ci spieghi.

Deforma in maniera elevata il risultato elettorale, inficiando il principio della rappresentanza popolare. Prevede, infatti, alla Camera, l’attribuzione del 55% dei seggi al partito o alla coalizione che abbiano preso anche un solo voto in più delle altre forze politiche. Siccome, da tempo, nessuno riesce ad avvinarsi neanche lontanamente ad una percentuale del genere, lo scarto tra i voti ottenuti e il numero di parlamentari garantiti dal premio è diventato inaccettabile.

 

Come intendete risolverla?

Stiamo ipotizzando di attribuire il premio di maggioranza esclusivamente alla forza che raggiunga una soglia vicina al 40% dei consensi. E, su questo, si è pressoché tutti d’accordo. Tuttavia, dato che è probabile che nessuno riesca a guadagnare un consenso del genere, per evitare di trovarci con un proporzionale puro (tale sarebbe il meccanismo se nessuno raggiungesse la soglia), noi del Pd abbiamo proposto l’introduzione di un secondo turno, in cui si fronteggerebbero le due forze più votate al primo.

 

Ma il Pdl non vuole il doppio turno, perché sostiene che finché non sarà superato il bicameralismo perfetto c’è il rischio di avere due maggioranze eterogenee.


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