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IL PUNTO/ Il giurista: sulla legge Severino dalla Giunta "caos" politico

Pubblicazione:mercoledì 30 ottobre 2013

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I parlamentari del Pdl sono convinti che il Tribunale di Milano abbia dato loro un aiuto inaspettato. Ricapitolando: la Corte d’Appello ha fissato in due anni la l’interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi; nelle motivazioni della sentenza, l’incandidabilità viene equiparata ad una sanzione amministrativa. Con la conseguenza, dice il senatore pidiellino Francesco Nitto Palma, «della sua irretroattività» ai sensi della legge 689 del 24 novembre 1981, che stabilisce che «nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione». Per queste ragioni il Pdl ha chiesto la sospensione dei lavori della Giunta per le elezioni, che si sarebbe dovuta esprimere sulle modalità di voto - palese o segreto - dell'incandidabilità di Berlusconi. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Stelio Mangiameli, docente di diritto costituzionale nell’Università di Teramo.

 

Secondo lei sta in piedi il ragionamento del Pdl?

C’è molta confusione, sia nel dibattito che nelle argomentazioni. Il problema non è: siccome la sentenza ha dichiarato che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, allora non può essere retroattiva la legge Severino che la prevede. Non è così. Il problema è: può una qualunque sanzione, anche di natura amministrativa, essere retroattiva? E’ ragionevole pensare che tutti gli atti sanzionatori che limitano i diritti di libertà non dovrebbero essere retroattivi. Laddove la legge venga interpretata in maniera retroattiva, quindi, dovrebbe essere quantomeno esaminata dal punto di vista della legittimità costituzionale.

 

Il Pd sostiene che l’incandidabilità sia uno status giuridico, e non una sanzione.

Essa, a dire il vero, non esiste neppure come categoria del diritto elettorale, che prevede esclusivamente - come sta scritto nella Costituzione - l’ineleggibilità e l’incompatibilità. L’incandidabilità, invece, fu inserita nel 1973 nel contesto di una fase di emergenza, derivante dalla lotta alla mafia. Si ritenne che, per esigenze di sicurezza e ordine pubblico, sarebbe stato legittimo derogare ai principi contenuti nel diritto elettorale. E’ evidente, tuttavia, che gli stessi criteri non possono essere applicati al reato di corruzione. La legge Severino, invece, lo ha fatto, ignorando che mafia e corruzione non sono equiparabili. Laddove c’è corruzione, infatti, non è detto che ci sia mafia. Per questo, ritengo che l’orizzonte giuridico sia sfuggito, siamo nel caos della politica.

 

Cosa intende?


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COMMENTI
30/10/2013 - In cauda venenum... (Franco Labella)

Il prof. Mangiameli è, nell'intervista, assai rigoroso e preciso per tre quarti dell'articolo. In zona Cesarini poi, però, casca sulla categoria non giuridica del "salvataggio". L'intervistatore chiede: E se Berlusconi viene salvato?" Risposta: "Il Governo andrà avanti". Il Governo forse andrebbe pure avanti, è il Paese che, sicuramente andrebbe indietro. Anche sul piano della credibilità internazionale oltre che per la reazione di chi non reputa valida, in punto di diritto, la categoria del salvataggio. Non crede prof. Mangiameli? Lo scrivo sempre pensando ai miei studenti o meglio ai miei prossimi ex studenti visto che la destra che ora si riscopre così attenta ai principi giuridici (segnatamente la "gemella" dell'ex-ministro Gelmini) è stata la fautrice dell'"educazione alla legalità senza leggi". Sto parlando, se non fosse chiaro, della eliminazione dello studio del Diritto nelle scuole superiori, un regalo della "gemella" che oggi pontifica sulla "insopportabilità" della decadenza del condannato in via definitiva. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia