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CAOS PD/ Sansonetti: è tutta colpa del Pci diventato democristiano

PIERO SANSONETTI spiega in cosa ha origine il fenomeno dei tesseramenti tarocchi del Pd, rispetto al quale sono giunte, da tutta Italia, montagne di segnalazioni

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Ad Asti, gli iscritti al Pd sono passati, in una domenica, da 165 a 341 (240 sono extracomunitari), a Catania è stato necessario azzerare il congresso provinciale per il numero eccessivo di tessere fantasma, a Lecce circolano 15mila tessere, quando gli iscritti sono poco più di 4mila. Gli esempi potrebbero continuare a lungo. In tutta Italia, fioccano segnalazioni sulle irregolarità nei tesseramenti del Pd per votare i delegati dei congressi provinciali in vista delle primarie che eleggeranno, al congresso nazionale, il segretario del partito. Piero Sansonetti, direttore de Gli Altri e di Calabria Ora ci spiega l’evoluzione negativa del partito.

 

Anche nel Pc c’era il problema delle tessere false? 

Figuriamoci, queste pratiche non sono mai esistite. Anche perché non servivano. I congressi non si facevano con le tessere che, d'altra parte, non esistevano neppure. Allora, vigeva il centralismo democratico.

 

Come funzionava, esattamente?

Il congresso partiva dal basso. Si indicevano, anzitutto, i congressi di sezione, che eleggevano i delegati. Questi partecipavano ai congressi di federazione cittadini che, a loro volta, eleggevano i delegati e i dirigenti che prendevano parte al congresso nazionale, composto, normalmente, da 1000-1500 persone con diritto di voto.

 

Costoro, poi, votavano il segretario?

Ma no, il segretario non è quasi praticamente mai stato votato. Si è sempre trovata una mediazione in commissione elettorale. C’erano, invece - questo sì - grandissime battaglie politiche. La più importante fu quella condotta da Pietro Ingrao nel congresso del ’66. Da una parte, c’era lui, su posizioni pre-sessantottine, dall’altra, i miglioristi, come Giorgio Napolitano e Giorgio Amendola. Lo scontro fu durissimo, e Ingrao fu travolto. La gran parte del gruppo dirigente si schierò con i miglioristi e con Longo, allora segretario del partito.

 

Come andò a finire?

Ingrao venne riassorbito dal partito e normalizzato. I più importanti tra i suoi colonnelli,  come Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli e Valentino Parlato, diedero vita alla rivista del Manifesto (da cui nacque, pochi anni dopo, il quotidiano), che fu condannata dal Comitato centrale del Pci. Fu ordinato loro di chiuderla. Si rifiutarono di obbedire e furono espulsi. Ecco, tutto questo per dire che, in quella vicenda, a nessuno passò per la testa che qualcuno avesse potuto falsificare qualcosa. Anche perché, oltre a essere impossibile, Ingrao giunse al congresso sapendo già di averlo perso.

 

Perché dice che era impossibile?