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LETTERA/ Il "dissidente" Pdl: né falchi, né colombe, ma gente del popolo

La "giravolta" di Silvio Berlusconi sul voto di fiducia al Governo Letta, secondo RAFFAELLO VIGNALI (Pdl), non segna lo scontro tra falchi e colombe, ma una lotta per il popolo

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

Caro direttore,
"La politica deve decidere se favorire la società esclusivamente come strumento, manipolazione di uno Stato e del suo potere oppure favorire uno Stato che sia veramente laico, cioè al servizio della vita sociale secondo il concetto tomistico di bene comune". Non trovo parole più adeguate di queste, pronunciate da don Giussani ad Assago nel 1986, per indicare il criterio ultimo di ogni battaglia politica. È anche il criterio che in tanti abbiamo seguito come guida per la nostra azione in questi giorni.

La disponibilità alle dimissioni di massa (mai consegnate ai Presidenti delle Camere) dei parlamentari Pdl era un segnale politico per evidenziare come l'eliminazione per via giudiziaria di uno dei principali leader politici italiani non poteva essere derubricata a "vicenda personale di Berlusconi", ma costituiva un problema di democrazia, anche a fronte di dichiarazioni di voto espresse dalla maggioranza dei componenti della Giunta del Senato prima di aver guardato le carte e dell'indisponibilità a rinviare la legge Severino alla Consulta per verificarne la costituzionalità. Procedura sulla quale si sono espressi favorevolmente molti giuristi autorevoli e personalità non certo vicine al centrodestra come Luciano Violante.

Ma la decisione repentina e senza confronto interno di fare dimettere i ministri del Pdl ha segnato un innalzamento del livello dello scontro inaccettabile. In un momento di crisi profonda, ma in cui si vedono alcuni timidi segnali di ripresa, una crisi di governo avrebbe determinato danni incalcolabili. Non alla politica, innanzitutto, ma alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori, ai giovani.

Il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta da cinque mesi ha iniziato a mettere mano ai problemi italiani e a cercare di risolverli. Fermarne l'azione avrebbe portato al baratro, perché, anche nel caso di nuove elezioni, con questa legge elettorale non si sarebbe verificata una maggioranza stabile, con l'aggravante di un Parlamento delegittimato da una prevedibile sentenza di incostituzionalità del Porcellum. In questi giorni, è stato detto che la stabilità non sarebbe un valore: non è un valore assoluto, ma è decisivo in un momento in cui c'è bisogno di fiducia per rilanciare consumi e investimenti, che sono la condizione per uscire dalla crisi. Inoltre, ci saremmo trovati la Trojka a decidere delle politiche economiche italiane, come abbiamo visto (conseguenze comprese) in Grecia.

La politica non può mai andare contro il popolo. Nei giorni scorsi tutti i corpi intermedi, in particolare le associazioni imprenditoriali, i sindacati, la stessa Chiesa, ma anche i cittadini per strada, hanno con forza chiesto che non si interrompesse l'esperienza del "governo di servizio" in carica.


COMMENTI
07/10/2013 - il vero coraggioso resta Mauro (andrea sartori)

Concordo con Ceriani , pur comprendendo una certa prudenza, le "RIVOLUZIONI" non si fanno con il permesso dello Zar

 
04/10/2013 - Volete rifarlo? Ma "fatelo" davvero!!! (Luigi PATRINI)

Il vero problema del PdL/FI non sono i falchi o le colombe... Il PdL, anche se tornerà a chiamarsi F.I. è l'unico partito italiano che ha un Segretario (posto che Alfano lo sia ancora!)scelto dall'alto! Secondo me non dovrebbe ricevere nessun finanziamento pubblico perché questo fatto è segno di non-democraticità di quel partito. Perché non applicare anche ai Partiti ciò che la Costituzione chiede ai Sindacati? L'art.39 (III comma) è chiaro: "È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica": il primo segno di democrazia è che la classe dirigente di un sindacato (ma vale a maggior ragione per un partito!)sia scelta dagli iscritti, non imposta dal "padrone"! Finché uno a Roma decide chi deve comandare in Piemonte e chi comanda in Piemonte decide chi comanda a Cuneo e chi comanda a Cuneo decide chi comanda ad Alba!.... Forza ragazzi... Spero che se come FI verrete nel PPE ...vi chiedano di essere democratici davvero!

 
04/10/2013 - Don Giussani, se potesse parlare.... (dario ceriani)

Caro Raffaello, bisogna avere molta prudenza a citare Don Giussani per evitare di chiamarlo come in una equazione a giustificare le nostre azioni politiche delle quali spesso non c'è poco poco di "suo". Cerchi di dare una motivazione dignitosa alla presentazione delle dimissioni "sì ma nelle mani del capogruppo..." per poi dire "...ma la sfiducia al Governo era troppo". Sono contentissimo della tua decisione sulla fiducia, ma la logica conseguenza delle precedenti dimissioni sarebbe stata la sfiducia. Te ne eri accorto o no? Ma la strategia delle dimissioni l'avevata discussa e decisa nel gruppo o vi è arrivata la velina del partito da eseguire? Arrivi buon ultimo (e con te altri) alle considerazioni che invece l'amico Mario Mauro ha fatto tempo fa, ed altri prima di lui tempo fa fa, e vieni a darci lezioni di politica giussaniana? Proprio non riesci a fare un bagno di umiltà dicendo " amici, vi chiedo scusa perchè, per questi e questi motivi, non ho voluto vedere quello che invece era già chiara come la luce del sole, e cioè che da tempo (se mai lo fu all'inizio)il PdL nulla aveva piu' a che fare con la visione della politica che ci aveva consegnato Don Giussani?". Dico questo perchè agli amici che meno masticano di politca occorre dire cose vere anche se costano, altrimenti non crescono nella coscienza di giudicare la realtà. Te capì ? Detto questo, non fare passi indietro e, costi quel che costi, lavora per construire il PPE italiano. Tutti alla stanga !

 
04/10/2013 - TUTTO CONDIVISIBILE BRAVI, MA ORA ..... (Pierluigi Piccinini)

Mi complimento con Vignali e la pattuglia di coloro che hanno "costretto" Berlusconi a rimangiarsi la stupidata delle dismissioni comandate ai "suoi" ministri. Condivido tutte le argomentazioni qui addotte. Dall'esterno ho avuto l'impressione che abbiate rischiato di vostro per davvero nell'andar contro (mi consenta: finalmente). Ora però fate in modo che questo governa anomalo accrediti il suo esserci per FARE le riforme. Non le elenco, le sanno anche i muri. Ma la 1a è tagliare tagliare tagliare la spesa pubblica e contestualmente la 2a abbassare, abbassare abbassare l'assurdo carico fiscale. Finora sia da privato che come azienda dell'azione del governo Letta, a parte leggera diminuz. di gas e luce, non ho visto NULLA (credito IVa non rimborsato; soppressione dell'IMU paggliacciata visto la nuova imposta municipale; carico fiscale aumentato anzichè diminuire; tagli ? debito pubblico in continuo aumento; .....) FATE, AGITE, RIFORMATE, SEMPLIFICATECI LA VITA. A che serve una grosse-coalition altrimenti ? Solo a tranquillizzare i detentori esteri dei ns. titoli di stato ??