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POST BERLUSCONI/ Le tre (nuove) sfide di Letta per restare in serie A

Pubblicazione:domenica 6 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 6 ottobre 2013, 8.31

Enrico Letta con Angela Merkel (Infophoto) Enrico Letta con Angela Merkel (Infophoto)

E' importante che Enrico Letta abbia fatto una visita negli Stati Uniti e si sia incontrato con Obama. C'è da sperare che, oltre all'arrivo di investimenti, arrivi dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato il riconoscimento all'Italia, in ambito europeo, di “Stato-principe” della zona Sud, dell'area mediterranea, non solo per tenere aperto un dialogo con il mondo arabo in subbuglio, ma anche per evitare tragedie vergognose (di carattere europeo e italiano) come quella di Lampedusa. Basterebbe questo riconoscimento per permettere al giovane Enrico Letta di passare alla storia come un precursore di un nuovo ruolo italiano (molto simile al vecchio) nel nuovo riordino mondiale in corso.

C'è un secondo problema che il giovane Enrico Letta deve sapere affrontare. Se la “guerra fredda” è terminata a livello internazionale, anche le istituzioni statali devono essere aggiornate per una nuova stagione. La nostra Costituzione sarà anche la più “bella del mondo”, sarà stata un capolavoro di mediazione nel Dopoguerra, ma oggi appare superata, anche nella parte fondamentale.

Si pensi solo all'articolo 1. La Repubblica fondata sul lavoro conta il 40 percento di giovani disoccupati e il 13 percento di disoccupazione quasi strutturale tra tutti i cittadini italiani. Il problema è che le Costituzioni non devono essere belle (gli inglesi vivono senza una Costituzione e sono il più antico Stato liberale del mondo) ma funzionali alla propria epoca. La Costituzione di Weimar era ritenuta bellissima, ma come ricorda il mio sventurato amico, l'abate Faria, lasciò che il nazismo arrivasse al potere in Germania.

Si deve sempre partire dalla realtà, anche nella formulazione delle leggi. In Italia, soprattutto in questi ultimi venti anni, è calato dall'alto, magari dalla fantasia di qualche “Mariotto sardo”, la vocazione a un bipolarismo che fa a pugni con la storia italiana, fin dai tempi del Rinascimento se si vuole sondare la storia. Non è scritto in Cielo che si debba vivere nel bipolarismo di stampo anglosassone per essere un Paese democratico. La democrazia, cioè la risoluzione e la composizione dei problemi economici e sociali attraverso metodi non violenti, ha Cieli molto differenti. Quindi al posto di inseguire un chimerico bipolarismo, Letta si impegni in una riforma istituzionale complessiva che tenga conto della storia e della realtà italiana, così come ha fatto in questi giorni nella difesa del suo governo, andando a pescare nelle contraddizioni del centrodestra.

L'operazione non è un ritorno meccanico alla Dc della prima Repubblica, come si sente dire in giro, ma può essere un aggiornamento di quello schema per entrare nella terza Repubblica, con tutte le innovazioni istituzionali necessarie. C'è da rimodellare i poteri del presidente della Repubblica, quelli del Governo e del Parlamento. E c'è senz'altro da mettere ordine nell'equilibrio dei poteri.


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