BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

POST BERLUSCONI/ Le tre (nuove) sfide di Letta per restare in serie A

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Enrico Letta con Angela Merkel (Infophoto)  Enrico Letta con Angela Merkel (Infophoto)

Il grande polverone sulla decadenza di Silvio Berlusconi, sul “caso italiano del Cavaliere”, è alla svolta finale, nonostante la furia del leader di Forza Italia. Tra scossoni, possibili scissioni e altre diavolerie, può anche darsi che la politica trovi un assestamento funzionale.

Ma l'Italia e il suo governo sono ancora in un metaforico carcere-castello di If. In questi giorni il mio compagno di prigionia, l'abate Faria, è diventato meno immaginifico e non parla più di tesori sotto l'isola di Montecristo. Sta invece ragionando sulla “strategia flessibile”, quella degli antichi “mandarini cinesi”, per consigliarla al nostro giovane presidente del Consiglio, Enrico Letta, e al suo grande tutore, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ci sono tre grandi problemi da affrontare e forse l'Italia li può superare, se si agirà con coraggio e accortezza.

A dispetto di quello che scrivono tutti i “gazzettieri” elettronici o cartacei, c'è innanzitutto un nodo internazionale da sciogliere. In questi ultimi venti anni di sconcertante seconda Repubblica non tutti hanno compreso fino in fondo che il mondo è completamente cambiato dai tempi quasi felici della “guerra fredda”. Oggi siamo alla vigilia di un riordino del sistema mondiale, con vecchi e nuovi protagonisti.

L'Italia può essere un comprimario, un ottimo comprimario del riordino mondiale, non un protagonista, ma può restare ugualmente in “serie A” e non scendere nella divisione inferiore. Lo sfondo di questo riordino mondiale è il grande accordo sul commercio transatlantico e ha due protagonisti indiscussi, Stati Uniti e Germania, che si ispirano a due politiche economiche al momento differenti. Ci sono, in questa grande trattativa, alcune sorprese, come quella del britannico David Cameron, che si è avvicinato stranamente ad Angela Merkel. E' ricca di incertezze e di doppi sensi questa manovra inglese. E' un tradimento verso i “cugini” americani o è il tentativo di una mediazione da grande protagonista?

Il problema, e l'interesse visto da parte italiana, è che il grande accordo transatlantico sia realizzato in tono poco trionfalistico, cioè sia un mezzo accordo, dove altri Paesi possono giocare un ruolo. Se tra Washington e Berlino si chiudesse un accordo secco, converrebbe far gestire la nostra politica economica, e forse anche quella complessiva alla Bundesbank. Ma è sperabile, ancora adesso, che gli americani, divisi dai tedeschi sulle grandi scelte economiche, guardino anche alla geostrategia e ritengano che un ruolo nel Mediterraneo a un Paese come l'Italia convenga preservarlo. Tutta l'area mediterranea, dal Medio Oriente al Magreb, è destabilizzata anche per una serie di scelte ideologiche e un po' schematiche operate dal presidente Barack Obama, magari appoggiato da qualche sgomitante francese di turno, sia post-gollista, sia socialista.  



  PAG. SUCC. >