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CARCERI/ Il giurista: amnistia e indulto, Napolitano "punisce" i partiti

Pubblicazione:mercoledì 9 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 9 ottobre 2013, 12.03

Il carcere di Napoli (Infophoto) Il carcere di Napoli (Infophoto)

Il fatto che Napolitano abbia voluto formalizzare il messaggio come previsto dall’articolo 87 della Costituzione significa che le Camere devono quantomeno impegnarsi in un dibattito sui suoi contenuti e approdare o a una risoluzione o a una mozione. Di fronte a un messaggio formale del presidente della Repubblica, i due rami del Parlamento sono in qualche modo in dovere di trovare una soluzione. Napolitano si era già espresso in modo informale ma le Camere non se ne erano occupate, ora invece saranno tenute a farne una valutazione con un dibattito.

 

Perché per Napolitano la questione delle carceri è così importante?

Nel nostro Paese esiste effettivamente un’emergenza carceri. L’Italia avrebbe bisogno di circa 80mila posti carcerari, mentre nella realtà ne mancano 20mila. Il problema va risolto in un modo o nell’altro. Una soluzione potrebbe essere la costruzione di nuovi carceri, oppure trovare pene alternative che non creino allarme sociale come l’indulto e l’amnistia. Queste due soluzioni sono infatti percepite dai cittadini come un’ingiustizia, in quanto consentono a persone che non si sono emendate attraverso il carcere di ritornare a delinquere come facevano prima. Ciò crea una tensione sociale e una domanda di sicurezza maggiore, con pesanti effetti elettorali per chi approva norme di questo tipo.

 

Lei quali soluzioni propone quindi?

Si può pensare a forme diverse dalla detenzione, incrementando quanto più possibile l’utilizzo di pene alternative in modo da compensare l’esigenza di giustizia con quella di un carcere più umano.

 

(Pietro Vernizzi)



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