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DIETRO LE QUINTE/ Berlusconi sfiducia Alfano ma rischia un'altra "pugnalata"...

I giorni che precedono il prossimo consiglio nazionale del Pdl (16 novembre) si preannunciano carichi di tensione. Tra B. e Alfano tutto ancora può succedere. ANSELMO DEL DUCA

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

Il barometro dei rapporti fra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano segnava burrasca già dall'ultimo contatto fra i due, venerdì scorso. L'ultima discussione l'hanno fatta in pubblico, ed è finita male, con una pistola alla tempia puntata contro quello che ormai è l'ex delfino del Cavaliere. O con me, o contro di me.

Ad Alfano, che gli rinnovava la richiesta di farsi una ragione della decadenza e di continuare a sostenere il governo, il Cavaliere ha risposto picche nella maniera più dura che si potesse immaginare, chiedendosi retoricamente come possa pretendere "il Partito democratico che i nostri senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader dei moderati?".

Il parallelo esplicitamente richiamato è con la vicenda di Gianfranco Fini. Berlusconi, che viene descritto come furibondo con Alfano e che ha giudicato l'intervista a Sky Tg24 come il segnale che un ideale Rubicone è stato varcato, ricorda che non si può andare contro il volere dei propri elettori, e che anche l'ex leader di An ebbe una breve stagione di popolarità sui giornali, "ma poi è finita come è finita".

Tempo scaduto, quindi. E la linea dura sembra avere avuto definitivamente la meglio. Ai ministri (ma anche agli altri parlamentari "governativi") l'estremo invito del cavaliere è ad ascoltare i cittadini, tanto sulla decadenza quanto su una legge di stabilità giudicata profondamente deludente, perché non contiene affatto quello choc positivo, quella frustata che avrebbe dovuto aiutare a cogliere la ripresa.

Ma se l'equazione decadenza uguale fine delle larghe intese sembra essere un punto acquisito nella strategia berlusconiana, molto rimane ancora da definire sul partito e su dove porterà la rottura con i governativi.

Si tratta peraltro di una rottura alla quale il Cavaliere non si è ancora del tutto rassegnato. In primo luogo perché recuperare anche in extremis l'unità del partito costituirebbe uno straordinario successo politico. In secondo luogo perché assumersi la responsabilità del divorzio da Alfano significherebbe ammettere implicitamente di essersi sbagliato all'epoca in cui lo scelse come segretario del Pdl e, di fatto, come proprio successore.

I falchi tutto questo lo sanno benissimo e lavorano a tirare sempre di più la corda, perché sia il vicepremier a spezzarla. Una qualche decisione dovrà essere presa nel giro di pochi giorni. Impensabile un rinvio del consiglio nazionale fissato per sabato 16 novembre, dopo il suo anticipo dall'originaria data dell'8 dicembre. Resta da capire a chi gioverebbe trasformare quell'appuntamento in una sfida all'ultimo sangue, magari condita da una riedizione del "che fai, mi cacci?", che nel 2010 segnò in maniera traumatica la fine del connubio politico fra Berlusconi e Fini.


COMMENTI
11/11/2013 - Impegnarsi ed educarsi: ecco la necessità di oggi! (Luigi PATRINI)

Menegatti sarà brutale, ma non si può dargli torto: il Paese è stufo, fa fatica ed è deluso dall'intera classe politica. Chi è stato un furfante ( ce ne sono tanti, visto che ne saltano fuori tutti i giorni!)è stato un furfante anche perché i "non-furfanti" (che probabilmente non mancano) gli hanno sempre permesso di essere tale! Per questo - pur essendo lontano mille miglia da Grillo - credo che l'intera classe politica dovrebbe andarsene a casa. Dovrebbe farlo in modo soft, però, perché sarebbe tragico che il nuovo - arrivato all'improvviso - facesse rimpiangere il vecchio: sarebbe tragico dover riconoscere che "si stava meglio quando si stava peggio". Il popolo non può fare una exit strategy per l'intera classe politica se non impegnandosi seriamente ed educandosi a riscoprire i Valori che rendono buona la vita stessa: che sono i Valori a cui la Chiesa ci educa. Chi ci crede deve testimoniarlo: anche - e soprattutto - in politica. Coraggio, cristiani che operate in politica, date la vostra testimonianza! Ma diamola anche noi, cristiani, padri e madri di famiglia, gente umile che deve scegliere la propria classe dirigente! Siamo ancora in tempo, forse, ad evitare che ... per risorgere si debba passare attraverso la catastrofe! L'Onnipotente, colui che gli spagnoli chiamano "Todopoderoso" ci aiuti! Aiuti l'Italia, l'Europa e il mondo intero! Scusate lo sfogo, ma preghiamo ogni giorno perchè Dio ci aiuti!

 
11/11/2013 - continua la battaglia da pollaio (Giovanni Menegatti)

I nostri Politici Dedicano il 99,9% del loro tempo a battaglie personali ed interne, in questo caso con le minacce del Patriarca in decadenza che assieme a lui e le sue vicende personali tutti lo dovrebbero seguire oppure niente rielezione. Mentre gran parte dei cittadini stanno perdendo il posto di lavoro e padri di famiglia non sanno come fare per procurare del cibo per le proprie famiglie, milioni di giovani che sono alla ricerca di un posto che non trovano, centinaia di quarantenni e cinquantenni che non riescono a ricollocarsi, e quali sono le preoccupazioni dei nostri politici? Mantenere il loro posto in parlamento, per i problemi che vi ho descritto usano il 0,1% del loro tempo, questo vale anche per il PD solo fanno un po meno schifo perchè non hanno il Patriarca. Da notare che quel 0,1% per la maggior parte lo usano per trovare nuovi balzelli con nomi nuovi che alla fine sono nuove tasse, che loro dicono che diminuiscono, mentre regioni e comuni aumentano le addizionali Irpef. Mentre le Famiglie cercano di risparmiare per far quadrare i bilanci, la spesa pubblica nazionale e regionale continua ad aumentare con sprechi assurdi e costi della politica inauditi