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LEGGE ELETTORALE/ Ceccanti: il Porcellum è la foglia di fico di chi non vuol cambiarla

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L'aula del Senato (Infophoto)  L'aula del Senato (Infophoto)

Sul momento nessuna, la schiarita potrebbe venire dalla prosecuzione del governo e quindi dalla riforma costituzionale.

Luciano Violante ha detto che la chiave sta nel doppio turno, non solo; ma che una maggioranza per introdurlo (stante l'accordo alla Camera) c'è anche in Senato, fatta da Pd, Sc e Sel. È così anche per lei?
Violante ha ragione nel merito, ma Pd, Sel e Scelta civica sono maggioranza alla Camera, al Senato no.

D'altra parte se si dovesse arrivare ad un qualche accordo di modifica sulla legge elettorale, per ciò stesso si andrebbe al voto. Cosa che lei aveva scongiurato proprio su queste pagine. Lo pensa ancora?
Penso il contrario, che si debba partire dalla riforma costituzionale lungo la direttrice prospettata dalla Commissione dei saggi, cioè governo parlamentare del Primo ministro e, quindi, a catena, doppio turno di coalizione per l'unica Camera con rapporto fiduciario.

Basterà la moral suasion di Napolitano a farci uscire dall'impasse?
Mi sembra che il presidente abbia ormai esaurito gli spazi di moral suasion, la responsabilità ricade sulle forze politiche.

Quindi, professore, come se ne esce?
Con la riforma costituzionale e, a catena, con una riforma elettorale conseguente. Il percorso della sola riforma elettorale è solo apparentemente realistico e non sarebbe comunque risolutivo.

Se cadesse il governo, andare al voto con questo sistema sarebbe inevitabile. E se l'esito ultimo fosse nuovamente l'ingovernabilità?
L'esito di elezioni anticipate a Costituzione invariata, al di là di come si risolve il nodo elettorale, rischia di sfociare comunque in ingovernabilità.

(Federico Ferraù)




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