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Politica

SCENARIO/ Polito: l'addio di Prodi mette Renzi nei guai

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Lo stesso Prodi, del resto, non veniva da lì, e anche quando svolse un ruolo di primo piano a livello europeo era apprezzato dai popolari. A fronte di questa levata di scudi, nel tempo si è pensato che il Pd avrebbe dovuto lavorare per un gruppo nuovo, fatto di socialisti e democratici, per allargare la natura del gruppo parlamentare. Di fatto, fu un'idea aleatoria perché, a ben vedere, il Pd oggi può scegliere solo tra Pse e Partito liberale, ma terze vie non esistono. Invece, ogni volta che si allenta la tensione su questo tema, non manca chi prova a forzare la mano. Certo, le origini di Epifani sono nel socialismo, anzi probabilmente solamente le sue, ragion per cui dice una cosa inesatta perché nel Pd sono confluite persone con origini diverse: il Pci non c'entra nulla con il socialismo, men che meno la componente popolare. Se, invece, Epifani intende che il partito socialista europeo sia il destino del Pd, dice una cosa ben diversa, ma tutta da verificare.

È esagerato parlare di scissione in casa Pd? Non dimentichiamo che Ds e Margherita, sotto la cenere, continuano ad avere conti propri, e marchi propri registrati…
Non credo ad un rischio reale di scissione, perché oggi non c'è clima favorevole a nuovi raggruppamenti. Più interessante, invece, sarà vedere cosa succede nel fronte dei moderati: se i fuoriusciti del Pdl troveranno un'intesa con le frange del montismo, i vari Casini e Mauro, allora potrebbe crearsi un raggruppamento capace attrarre qualcuno dal Pd. Ma si tratta di piccoli numeri, che gravitano attorno a Fioroni e pochi altri. Altrettanto improbabile mi sembra una scissione a sinistra: Renzi sta assumendo posizioni radicali che non possono che compattare il partito su quel versante.

Ovviamente, molto dipenderà anche dalla legge elettorale.
Naturalmente. Del resto, più è maggioritaria, più disincentiva la frammentazione, anche se dipende "come" è maggioritaria: il Mattarellum, ad esempio, non disincentivò la frammentazione. Ad oggi, rimango convinto che, visto il clima, non ci sarà una legge molto proporzionale.

Sarà più forte o più debole il Pd senza il nemico storico Berlusconi?
Da un lato dovrebbe essere più forte, perché se riuscirà una volta per tutte a sgombrare il campo da berlusconiani e antiberlusconiani, sarà la volta buona che avrà il sopravvento la proposta politica. In questa direzione andava Veltroni, che in campagna elettorale non citava mai per nome Berlusconi, e lo stesso sta facendo Renzi. Però è anche vero che il Pd è il frutto di vent'anni di politica in cui la sinistra si è definita antiberlusconiana, al punto di commettere alcune sciocchezze come la fuga dal liberismo o il terrore della leadeship, aspetto quest'ultimo incarnato fino alla fine da Bersani. Il Pd è figlio dell'antiberlusconismo, e trovarsi all'improvviso senza il Cavaliere potrà incentivare spinte centrifughe, con qualche gruppo che tornerà alla casa madre. Ma va anche detto che Berlusconi non toglierà il disturbo nei prossimi anni...

Lei è dunque d'accordo con Alfano che dice che, anche se non si candiderà, Berlusconi guiderà lo stesso la campagna elettorale?


COMMENTI
12/11/2013 - Basta riempire con il vuoto il nulla (Carlo Cerofolini)

Perfetto, come al solito, mentre si discute – riempiendo, come al solito, di vuoto il nulla – i diktat, per noi iugulatori, dell’Ue a trazione tedesca ci mandano in rovina. Usque tandem….