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SCENARIO/ Polito: l'addio di Prodi mette Renzi nei guai

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Alla fine, anche il Pd è caduto nel tranello: rimasto imbrigliato in polemiche interne, non parla più di contenuti. E quello che doveva essere il congresso del rinnovamento si sta trasformando in una danza bizantina che, se anche porterà alla inesorabile vittoria di Renzi, non potrà evitare il venir meno di un entusiasmo già oggi impalpabile. A dirlo è Antonio Polito, saggista ed editorialista del Corriere della Sera, che ben conosce vizi e virtù del partito guidato (ancora per qualche settimana) da Epifani.

Polito, come stanno andando queste primarie?
In realtà stiamo ancora attraversando la fase congressuale che precede le primarie, dove i circoli territoriali stanno scegliendo gli organismi dirigenti provinciali, in vista della scelta del segretario, in un percorso molto bizantino. Oggi, dunque, si stanno esercitando gli iscritti, successivamente anche gli elettori potranno dire la loro sul candidato premier della coalizione di centrosinistra. Detto questo, direi che sta andando piuttosto male, per via dello scandalo delle tessere, tipico di chi vuole influire sull'esito congressuale gonfiando i dati. Sono fenomeni tipici del passato e di altri partiti, in cui dei ras locali tentavano di comprarsi il consenso in vista del congresso, e che oggi stanno danneggiando l'immagine del partito nel momento in cui aveva maggior bisogno di rilancio. Di fatto, non si sta più discutendo di contenuti, come avviene inevitabilmente quando l'attenzione si sposta su altro. Non è un caso che i militanti siano molto offesi. Ma c'è dell'altro.

Cosa?
L'annuncio di Romano Prodi di non partecipare alle primarie, anche se volutamente stemperato con grande eleganza dal fondatore dell'Ulivo, è un duro colpo sul piano dell'immagine. Un colpo che pesa molto. Non dimentichiamo, infatti, che per il vasto pubblico del centrosinistra in generale, e del Pd in particolare, Prodi è pur sempre colui che mise in moto il processo che portò alla nascita del partito, al punto che alle prime primarie parteciparono ben quattro milioni di italiani. Sono certo invece che questa volta tanti elettori rinunceranno a partecipare, sulla scia di questa decisione di Prodi.

Epifani da un lato dice "E' fisiologico che Letta possa candidarsi", dall'altro aggiunge che "Le nostre origini sono nel Pse", a proposito del congresso di febbraio che si svolgerà a Roma. Affermazione, quest'ultima, che fa insorgere gli ex Ppi. Perché secondo lei queste uscite laceranti?
Che Letta possa candidarsi un giorno al ruolo di candidato premier è un dato di fatto: tutti lo hanno accettato, e lo prevede anche lo statuto del partito. In merito invece all'iscrizione al Pse, in effetti è una cosa un po' strana: fu un'ipotesi che generò una grande tensione quando nacque il Pd, e sin da allora la componente della Margherita disse che non l'avrebbe accettata. 



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COMMENTI
12/11/2013 - Basta riempire con il vuoto il nulla (Carlo Cerofolini)

Perfetto, come al solito, mentre si discute – riempiendo, come al solito, di vuoto il nulla – i diktat, per noi iugulatori, dell’Ue a trazione tedesca ci mandano in rovina. Usque tandem….