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SCENARIO/ Manfellotto (L'Espresso): c'è un gioco "pericoloso" tra Renzi, Consulta e Cgil

Pubblicazione:giovedì 14 novembre 2013

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Parlare di Pd, ormai, per lo più significa parlare di Renzi. E Renzi, chattando per un’ora con i suoi followers su Twitter, ha dipinto un Pd ben distante dalla sinistra a cui gli elettori, i militanti e i dirigenti si erano abituati: il sindaco di Firenze, in particolare, ha cannoneggiato la Cgil, storico azionista di maggioranza del centrosinistra, accusandola di rappresentare ormai solo gli interessi dei pensionati; per l’ennesima volta, inoltre, ha duramente criticato l’esecutivo di Enrico Letta, che è pur sempre suo collega di partito, affermando in sostanza che, per star lì a fare nulla, forse è meglio che se ne vada a casa. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Bruno Manfellotto, direttore de L’Espresso.

 

Cosa ne pensa delle ultime esternazioni di Renzi?

Le sue mosse mi sembrano coerenti con la strategia adottata finora. Il suo giudizio sul governo è sempre stato chiaro e, d’altro canto, nello stesso Pd ci sono due anime: quella favorevole alle larghe intese espressa, ovviamente, da Letta, e quella contraria, rappresentata appunto da Renzi.

 

Eppure, fino a non molto tempo fa, il suo atteggiamento nei confronti del governo sembrava più conciliante. Non trova che si sia radicalizzato almeno dalle richiesta di dimissioni del ministro Cancellieri in poi?

Mi pare che, ormai da tempo, da un lato continui ad affermare che sosterrà con lealtà il governo mentre, dall’altro, ne critica ogni scelta. Insomma, le sue operazioni vanno interpretate nell’ottica di una campagna elettorale anticipata. Per lui, prima si va a votare meglio è. Le affermazioni sulla Cancellieri sono probabilmente finalizzate a intercettare quella fetta di elettorato che non ha digerito la vicenda del ministro della Giustizia.

 

Perché, secondo lei, Renzi ha scaricato la Cgil proprio durante la campagna elettorale per le primarie? 

C’è da dire che, in effetti, la Cgil ha al suo interno una nutrita presenza di pensionati. E’ vero, inoltre, che tende a difendere chi è già protetto, mentre non riserva le stesse attenzioni ai lavoratori precari privi di qualsivoglia tutela contrattuale. Ecco, costoro sono milioni, e votano. Renzi ha capito che sarebbe illogico lasciare che sia Grillo, la Lega, o l’astensionismo a intercettare questa enorme base elettorale. I ragionamenti di Renzi valgono per la conquista della segreteria come per la campagna elettorale per le Politiche dove, con ogni probabilità, sarà il candidato premier del centrosinistra.

 

In caso di vittoria a mani basse, la scissione a sinistra (o verso il centro) è un’ipotesi verosimile o si tratta di una speculazione giornalistica?


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