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CAOS PDL/ Ghelfi (Tg2): Berlusconi "vuole" la scissione per recuperare voti

Secondo LUCIANO GHELFI (Tg2) il sostegno al governo in caso di decadenza di Berlusconi rappresenta il nodo dirimente, tale da rendere ormai impossibile la convivenza falchi-colombe

Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto)

Se non le ragioni ideali, per lo meno il buon senso o, per meglio dire, un semplice calcolo di opportunità aritmetica dovrebbe indurre il Pdl a non scindersi; una delle forze risultanti rischierebbe di finire alla deriva, l’altra resterebbe schiacciata su posizioni estremiste. Nelle ultime ore, si è prodotto un avvicendarsi compulsivo di vertici e riunioni per scongiurare il peggio. Berlusconi ha visto entrambe le fazioni in campo, nella speranza di sedare i bollenti spiriti. Il problema è che il motivo dello scontro è lui stesso. Ormai da tempo, infatti, è chiaro che non accetterà l’espulsione dal Parlamento senza colpo ferire. Un’eventuale scissione, tuttavia, potrebbe verificarsi molto prima di quel voto. Addirittura, prima del Consiglio nazionale del Pdl che dovrebbe ratificare il ritorno a Forza Italia. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Luciano Ghelfi, cronista del Tg2.


Quante chance ha il Pdl di non scindersi?

La scissione, in realtà, non conviene a nessuno. La somma delle due forze distinte sarebbe inferiore ai voti ottenuti dal Pdl unito. I moderati, inoltre, si troverebbero a sostenere il governo senza essere più determinanti come oggi, mentre l’ala lealista resterebbe del tutto fuori dalla stanza dei bottoni. L’imperativo, in ogni caso, è evitare una riedizione del “Che fai mi cacci?” di Fini. Berlusconi è il primo ad essere impegnato in questo sforzo. Anche perché l’eventuale scissione avverrebbe contro di lui. Detto questo, credo che comunque vada, essa sia inevitabile.

 

Perché?

Le posizioni di falchi e colombe sono del tutto inconciliabili. La questione, finora, è stata semplicemente rimandata. Dando per scontato che Berlusconi si troverà a fare i conti con la decadenza, il sostegno o meno all’esecutivo sarà questione dirimente per la tenuta del partito.

 

Berlusconi non potrebbe decidere in extremis di non far cadere il governo in caso di voto favorevole alla decadenza?

Non credo. Di fatto, è praticamente impossibile. L’ex premier considera la decadenza un’onta inaccettabile. Non è disposto a lasciarsi buttare fuori dal Parlamento. E che questo, prima o poi, accada è inevitabile. Oltre al voto del senato, c’è anche la pena accessoria dell’interdizione per due anni dai pubblici uffici che gli è stata comminata dalla Corte d’Appello di Milano.

 

Se il Parlamento allungasse i tempi, in modo da rendere il pronunciamento della Cassazione sulla sentenza della Corte d’Appello successivo al voto sulla decadenza, Berlusconi decadrebbe per effetto della legge, e non più per una decisione dell’Aula. Anche in quel caso considererebbe l’estromissione dal Parlamento un’onta?