BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

CAOS PDL/ Rotondi: se Alfano resta con Berlusconi sarà il nostro candidato premier

GIANFRANCO ROTONDI, rivendicando la leadership di Silvio Berlusconi, invita Alfano a partecipare al consiglio nazionale: "riconosca la guida di Berlusconi e ci riconquisterà tutti"

Angelino Alfano (Infophoto)Angelino Alfano (Infophoto)

Lo strappo tra governativi e lealisti non sembra potersi ricucire e questo sabato si terrà il Consiglio nazionale che si riunirà sotto il simbolo di Forza Italia. Sarà l’atto conclusivo del partito? Gli innovatori tireranno la corda e abbandoneranno il loro leader storico per dare vita a un nuovo soggetto politico che continuerà a sostenere l’esecutivo Letta? Gli interrogativi sono molti e la situazione rimane intricatissima. Ilsussidiario.net ha parlato con il "lealista" Gianfranco Rotondi.

Come commenta l'ultimo faccia a faccia tra Alfano e Berlusconi? 

Il commento è più sentimentale che politico, perché non è che abbiano fatto capire molto di quello che si sono detti. Quel che vedo è uno psicodramma, comprensibile tra due persone che si sono divise, e molto, in termini affettivi. Di politico c’è poco. Alfano dice di riconoscere la leadership di Berlusconi, a patto che non gli tocchi il governo. Questo mi lascia un po' perplesso.

Perché?

Perché quello che sostiene Alfano significa ribaltare la prassi della storia della Repubblica: sono i partiti che dettano la linea alla delegazione di governo. La storia delle crisi italiane è piena di capi di partito che dicono ai propri ministri di andarsene dal governo in quanto sono venute meno le condizioni per farvi parte.

Ma il vostro caso è un po’ differente.

Esatto, perché la nostra delegazione di governo vuole dettare la linea al capo del partito al quale viene detto: “tu sei il mio capo se io resto al governo”. Ecco, la scelta mi sembra singolare e la soluzione del caso mi sembra molto improbabile.

Berlusconi continua a dire che farà cadere il governo in caso di decadenza. Ma cosa è cambiato rispetto al 2 ottobre, giorno della fiducia all’esecutivo Letta?

Secondo me non è cambiato nulla. Siamo ancora imprigionati in una società dove un socio vuole far fuori l’altro, pretendendo – e questa è la particolarità – che il defunto applauda l’assassino. Il riconoscimento della leadership di Berlusconi viene concepito come la sua la disponibilità ad accompagnare il funerale. E' quanto mai paradossale.

E sabato si terrà il Consiglio nazionale: quanto peserà nell’ottica di continuare o meno l’esperienza al governo?

Dico dico solo una cosa: Berlusconi è o no il capo di Forza Italia? Se sì, chi lo riconosce venga al Consiglio e là sarà il leader, cioè Berlusconi, a decidere quanto staremo ancora al governo e se ci resteremo. Se qualcuno ha la pretesa di condizionare Berlusconi ha già fatto un altro partito. Il che non è regola solo nel berlusconismo, ma in tutti i partiti del mondo. Se Renzi, da segretario, a gennaio dicesse “fuori dal governo”, ma Franceschini volesse restare, io penso che Franceschini sarebbe fuori dal partito.

Ma il Consiglio slitterà?