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SCENARIO/ Caldarola: Renzi spacca anche il "partito Repubblica"

Pubblicazione:venerdì 15 novembre 2013

Carlo De Benedetti (Infophoto) Carlo De Benedetti (Infophoto)

In suo favore c’è una «campagna martellante ai limiti del ridicolo», agisce in «totale assenza di par condicio», ha dalla sua «uno schieramento del potere economico e dei mass media», «c’è chi ritiene che sia la persona giusta per liquidare ciò che resta della sinistra italiana», cela una «spaventosa ignoranza costituzionale», dice D’Alema, all’Unità. E uno pensa: “starà parlando di Berlusconi”. No, si riferiva a Renzi. Perché tanto livore, al punto da evocare più volte, di recente, lo spettro della scissione (per poi negarla in quell’intervista, ma con un per nulla rassicurante: «ma no, nessuna scissione»)? Lo abbiamo chiesto a Peppino Caldarola, giornalista e scrittore.


D’Alema, riferendosi ai poteri forti, si riferiva al sostegno di De Benedetti alla candidatura di Renzi. 

De Benedetti, semplicemente,  fiuta il vento, e schiera il suo giornale dalla parte del vincitore. Notiamo in tal senso una novità, ovvero il fatto che il partito-Repubblica, come tutti gli altri partiti, si spacca: Scalfari, infatti, dopo aver speso in passato alcune parole in favore di Renzi, oggi dice di non fidarsi di lui. Ai tempi della candidatura di Bersani, invece, tutto il gruppo Repubblica-L'Espresso non esitò a ritenerlo la figura migliore.

 

L’appoggio del partito-Repubblica rappresenterà una zavorra per Renzi?

Renzi, effettivamente, dovrà dar prova di quell’indipendenza che gli altri segretari non hanno mostrato. In questa sua battaglia contro i dinosauri, dovrà rendersi conto che avere Repubblica come alleato significa godere dell'appoggio del più vecchio partito del sistema italiano.

 

D’Alema parla di scissione come di un’opzione reale o si tratta semplicemente di un’arma da brandire per negoziare i futuri equilibri interni al partito?

Il D’Alema scissionista non è mai esistito e non credo che inizierà ad esistere ora. Sta tentando, quindi, di condizionare Renzi. Gli fa presente che dovrà tener conto di quella parte dell’elettorato che non lo ha votato, cerca la trattativa.

 

Un tempo, nel partito, si sarebbero parlati, oggi se le mandano a dire attraverso i giornali.

Questo perché la durezza dello scontro è senza precedenti. Per la prima volta si accusa il probabile vincitore di essere, potenzialmente, un estraneo al proprio campo. Tutto nasce da una grave degenerazione interna, di cui ne è prova l’inquinamento nella battaglia per acquisire il voto degli iscritti. Si pensava che si sarebbe dovuto trattare di un voto più “puro” rispetto a quello dei simpatizzanti. Abbiamo visto com’è andata a finire con il caos delle tessere.

 

Al di là delle intenzioni di D’Alema, la scissione di quanti stanno più a sinistra è possibile?


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