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Politica

OLTRE LE RISSE/ Vittadini: la politica virtuosa in 5 punti

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Terzo punto: riconoscere ciò che vale nel presente. L'efficacia dell'Europa non è sufficientemente riconosciuta. Per l’Italia, aderire al progetto europeo è un vantaggio anche sotto il profilo economico. Letta ha ricordato come dopo Maastricht il debito italiano non sia aumentato, anzi sia diminuito e ciò sarebbe stato impossibile senza i vincoli europei. Il nuovo aumento del rapporto tra debito e Pil è infatti dovuto solo alla diminuzione del Pil. Anche la moneta europea è stata un fattore fondamentale dello sviluppo. In proposito il presidente di Confindustria Squinzi ha riportato una stima dell’Ufficio studi dell’Istituto di via dell’Astronomia: l’uscita dell'Italia dall'euro porterebbe al 25% di riduzione del Pil. E ancora, ha proseguito Letta, non può essere disconosciuto l'impatto di normative europee senza le quali l'Italia sarebbe più arretrata in settori quali quello ambientale, della sicurezza, della tutela del lavoro. Ma anche a riguardo dello sviluppo della conoscenza attraverso progetti come l’Erasmus per lo scambio di studenti, o la lotta alla crisi attraverso l'intervento decisivo della BCE guidata da Draghi.

Quarto punto: stabilire un’agenda chiara dei temi su cui agire. Senza perdere di vista la criticità più grande, che Letta ha sintetizzato nella mancanza di ambizione per il futuro. Cosa sarà l’Europa tra dieci, venti, trent’anni se è vero, come ha ricordato il ministro per l'Europa Moavero, che i Paesi europei presi singolarmente non compariranno più tra i Paesi più sviluppati? Squinzi ha messo in luce la necessità di una politica per l'energia, per le materie prime, per le piccole e medie imprese. Decisiva strategicamente è una politica per il capitale umano, sia come sviluppo dell'università che come lotta alla dispersione scolastica, come hanno ricordato anche Vannino Chiti, presidente della commissione Politiche dell'Unione Europea del Senato e Ivan Malavasi, presidente di Rete imprese Italia. Occorre una difesa europea comune per ottimizzarne i costi. Occorre una politica comune per il welfare che ne salvaguardi il carattere universalistico con i dovuti correttivi che lo rendano più sostenibile. Occorrono metodi di decisione più veloci e democratici che valorizzino molto di più il parlamento, come ha ricordato ancora Chiti. Occorre riprendere una politica mediterranea, dimenticata dall'Europa a trazione nordica, però cruciale per tutta l’Europa, in quanto rappresenta uno dei punti di sviluppo potenzialmente più importanti.


COMMENTI
16/11/2013 - Politica virtuosa (Diego Perna)

Vorrei solo dire che per chi magari non é un politico virtuoso, che i problemi sono adesso, e non sono né pochi né semplici. Poi ben venga una politica che se ne interessa, ma c' é bisogno di esempi e fatti concreti, possibilmente prima di subito, anche nel rapporto con gli altri paesi europei e con i vari commissari che ne decidono, in qualche maniera, le sorti.Buona giornata