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OLTRE LE RISSE/ Vittadini: la politica virtuosa in 5 punti

Pubblicazione:sabato 16 novembre 2013

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Le tensioni nel Pdl che hanno portato alla scissione di ieri sera tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, le liti a distanza dei leader del Pd che si stanno preparando alle primarie, le invettive scomposte di altri capi partito, danno più che mai negli ultimi tempi l’immagine di una situazione terremotata della  nostra politica. Eppure tutto questo accade contemporaneamente a un altro evento di segno decisamente opposto. Ieri e l’altro ieri nell’annuale seminario dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà (a cui ho partecipato come presidente della Fondazione sussidiarietà che ne cura la partnership scientifica) si è discusso con Enrico Letta e circa cinquanta tra deputati e senatori dei diversi schieramenti su"L'Europa che verrà" una delle questioni cruciali, presenti e future, per il nostro Paese: il rapporto con l'Europa, anche in vista delle prossime elezioni europee e del semestre di presidenza italiano che inizierà a luglio 2014.

Soprattutto in un momento come quello descritto, penso valga la pena dar conto di alcuni spunti emersi.

Innanzitutto una questione di metodo. In un clima in cui divisioni e polemiche attraversano addirittura la vita interna dei partiti italiani più rappresentativi, colpisce la sincera voglia di dialogo e di confronto che ha dominato nell’Intergruppo. Come ha detto il presidente Napolitano nel suo messaggio e come ha sottolineato nel suo intervento il ministro Lupi, l'Italia non ha bisogno di contrapposizioni fra schieramenti che diventino mere delegittimazioni reciproche e rendono impossibili decisioni per il governo e la riforma del Paese. Ciò che urge è innanzitutto un clima di collaborazione e dialogo, pur nella naturale dialettica e competizione tra partiti. Ciò che è avvenuto a Subiaco è di fatto un messaggio a tutta la politica e un segnale positivo a tutto il Paese.

Secondo punto: il contributo della storia per capire la nostra identità. Gli ideali su cui si fonda il progetto europeo è ancora ciò che tiene come riferimento in questo momento di grandi cambiamenti: il valore unico di ogni essere umano e quindi la sua libertà di espressione, d’educazione, d’impresa, religiosa; la solidarietà, il pluralismo, insieme alla cooperazione tra i popoli e al desiderio di una pace duratura. Il primo ministro Letta, reduce dalla partecipazione al congresso del partito socialdemocratico tedesco a Lipsia, in proposito ha sottolineato come mettere a tema i limiti dell’Europa, non deve far dimenticare i suoi meriti storici. Tra cui la pace, faticosamente conquistata tra i popoli europei che si erano massacrati nelle due guerre mondiali. Pace che ha dato vita all'Unione europea, alla caduta pacifica del muro di Berlino, al superamento della crisi jugoslava, all’allargamento a Est del Vecchio Continente. La stretta di mano tra Mitterand e Kohl nel cimitero di Verdun e il premio Nobel per la pace all'Europa nel 2012, sanciscono un fatto importante e per nulla scontato: gli europei hanno passato 68 anni senza guerra. 


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COMMENTI
16/11/2013 - Politica virtuosa (Diego Perna)

Vorrei solo dire che per chi magari non é un politico virtuoso, che i problemi sono adesso, e non sono né pochi né semplici. Poi ben venga una politica che se ne interessa, ma c' é bisogno di esempi e fatti concreti, possibilmente prima di subito, anche nel rapporto con gli altri paesi europei e con i vari commissari che ne decidono, in qualche maniera, le sorti.Buona giornata