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VERSO IL PPE/ Mario Mauro: convinceremo anche gli elettori di Renzi

Pubblicazione:domenica 17 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 17 novembre 2013, 9.36

Mario Mauro (Infophoto) Mario Mauro (Infophoto)

Non è un buon momento per i partiti. Pure il centro va in frantumi. In Scelta civica si è compiuta la spaccatura tra montiani a popolari. Quest’ultimi, guidati dal ministro della Difesa Mario Mauro, mirano ad una ricomposizione che coinvolga le altre esperienze politiche connotate da una sensibilità analoga alla propria, ma nell’ottica della costruzione di un progetto che vada ben oltre i confini dell’ennesimo soggetto di centro. Insomma, se dall'esterno pare che tutto stia cadendo a brandelli, in realtà esiste ancora la prospettiva di un’evoluzione positiva. E’ lo stesso Mario Mauro a spiegarci in cosa potrebbe consistere.


Pare che le scissioni vadano di moda…

Effettivamente, è singolare che, proprio nella fase storica in cui abbiamo riconosciuto l’urgenza di maggiore coesione, costruendo quindi le larghe intese, ci si spacchi. Vede, la ragione è che siamo all’ultimo stadio della politica. Se il governo fallirà, rivelandosi incapace di rimuovere il grande macigno che pesa sulla vita sociale ed economica italiana, ci sarà spazio solo per Grillo e per il suo populismo; tale circostanza ha prodotto una profonda tensione all’interno dei partiti, dove in tanti hanno capito che potranno continuare a esistere solo se continuerà a esistere il conflitto fine a se stesso. Tanti altri, fortunatamente, impegnati in veri e grandi ideali, si sentono determinati a generare nuovi orizzonti. Questa è la distinzione fondamentale.

 

Che conseguenze ne derivano?

Evidentemente, non possono esistere partiti con una cultura da club del golf, che non capiscono, cioè, che il popolo va abbracciato nel momento in cui gli si propongono riforme (che, d’altra parte, non possono continuare a restare un’astrazione accademica); e neppure partiti che pensano di potere prendere la scorciatoia del populismo e dell’antieuropeismo per far fronte alla loro strutturale incapacità di individuare soluzioni per il Paese.

 

Parla anche di Scelta civica, quindi?

Certo. Se ci si rivolge al governo con espressioni del tipo “Letta come Brunetta”, o “Letta in ginocchio”, nascondendosi dietro l’elegante forma dell’”esortazione alle riforme”, è evidente che la cultura che ho descritto è diffusa ad ogni latitudine.

 

Cosa ne pensa della scissione del Pdl?

Il centrodestra, così come lo conosciamo, è un’intuizione di Berlusconi che riuscì a mettere assieme realtà che, normalmente, assieme non sarebbero mai potute stare: il nazionalismo di An, il secessionismo della Lega o la rivoluzione liberale di Forza Italia. Il fattore unitivo, oggi, non esiste più. invece che rifare il centrodestra, sarebbe interessante interrogarsi sulle idee rappresentative di quei blocchi sociali che, il centrodestra, lo hanno abbandonato da un pezzo.

 

Che idee?


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COMMENTI
17/11/2013 - commento (francesco taddei)

nuova dc. partito dello statocentrifugo. servo vostro, sempre. chi vuole meritocrazia, meno tasse e riforme per i giovani si prega espatriare.

 
17/11/2013 - ideali o interessi personali? (agostino nonini)

A me piacerebbe che Mauro spiegasse perché "l'intuizione", come la chiama lui di Berlusconi sia stata considerata per quasi 20 da persone che ritengo serie e responsabili (Mauro, per la verità, l'ha capito in anticipo) come sufficiente per dare vita a governi di lunga durata benché ci non fossero adeguati frutti né di riforme liberali né di riforme federali né, per fortuna, di riforme nazionaliste. Siccome non penso, almeno lo spero, che l'unico legame fosse l'anticomunismo,che, a buona ragione poteva valere negli anni '50-'60 (anche se sappiamo bene che non c'è mai stato il pericolo che il P.C.I. prendesse il potere in Italia: non l'avrebbero permesso gli USA e non l'avrebbe voluto nemmeno il P.C.U.S., a cui aldilà della propaganda, la divisione europea stava bene come era)mi sorge il dubbio che l'unico collante sia stato il potere, cosa che non mi scandalizza se produce dei risultati positivi anche per il paese. Ma essendo i risultati non adeguati (personalmente li giudico molto negativi), come mai questa "intuizione" innaturale è durata tanto a lungo?

 
17/11/2013 - Tre minuti per cominciare (Giuseppe Crippa)

Interessante il proposito di parlare di contenuti e non di “grande centro”. Buona l’idea di organizzare una assemblea popolare per l’Italia a Roma ma ce ne vorrebbero una o più in ogni città e paese e non soltanto nella capitale, assemblee nelle quali davvero le persone, tutte senza eccezione, potessero parlare solo per tre minuti, che bastano per cominciare se lo si volesse davvero.