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DIETRO LE QUINTE/ I "piani" di Berlusconi per governare (con Alfano) e votare (con Renzi)

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano hanno vissuto come un dramma personale la separazione del Pdl, ma hanno evitato di lanciarsi accuse di tradimento. Perché? ANSELMO DEL DUCA

Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto)

Le sparate incrociate dei duri dei due schieramenti non traggano in inganno. Quando finisce un matrimonio lungo vent'anni è inevitabile che voli qualche piatto. In realtà, contano molto di più i segnali di fumo che si scambiano i due ormai ex coniugi. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, che pure hanno vissuto come un dramma personale la separazione del Pdl, hanno accuratamente evitato di lanciarsi accuse di tradimento. Lo hanno fatto nel giorno dell'addio, e continuano a farlo.

Il Cavaliere lo aveva detto chiaro nel discorso che ha sancito il ritorno a Forza Italia: aveva invitato tutti a evitare dichiarazioni contro il nuovo gruppo. "È importante – aveva spiegato - vper non scavare un solco che sarà poi difficile da rimuovere”. 

Per parte sua Alfano aveva risposto di avere ben chiaro che Forza Italia e Nuovo Centrodestra si ritroveranno nella stessa coalizione, un'area moderata di cui fanno parte anche Lega e Fratelli d'Italia, che potrebbe portare il nome (idea di Berlusconi) del partito scomparso, cioè Popolo della Libertà. 

Il tentativo pare quindi quello di gestire nella maniera più morbida possibile la separazione, senza mettere in crisi le giunte locali, e senza pregiudicare i rapporti futuri. Di lotta e di governo, insomma. In questo sforzo Berlusconi si sta spendendo in prima persona, e lo testimoniano due telefonate cordiali, a Giovanardi e Formigoni, tese a smentire che avesse espresso giudizi pesanti nei loro confronti e concluse con inviti a Palazzo Grazioli.

A ostacolare questo dialogo ci provano, però, gli estremisti delle due fazioni. Il falco dei falchi è Sandro Bondi, che scaglia l'accusa di aver fatto la scissione per un calcolo cinico e brutale. Parole che gli guadagnano l'epiteto di stalinista da parte di Cicchitto, che non gli perdona l'antica militanza nel Pci. Di sicuro strali tanto acuminati costituiscono un problema, tanto per Berlusconi, quanto per Alfano.

Per il Cavaliere il momento rimane delicato. I toni soft sembrano destinati a durare almeno sino al voto sulla decadenza, fissato per il 27 novembre, e che assai difficilmente subirà slittamenti. Il fronte che sta già scaldandosi è, invece, quello della legge di stabilità, che potrebbe costituire una ragione più solida della perdita del seggio senatoriale per giustificare il distacco di Forza Italia dall'area di governo.

Oggi Gasparri ha chiarito che – al momento – il rinato partito berlusconiano non è all'opposizione. Ci potrebbe andare presto però, hanno aggiunto tanto Bondi quanto Brunetta, se la legge di bilancio non dovesse cambiare e rimanere quindi deludente, com'è adesso, o addirittura prevedere nuove tasse. Agli occhi dell'opinione pubblica rompere su una modesta legge di stabilità sarebbe molto più comprensible rispetto a farlo sulla decadenza.