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Politica

CANCELLIERI/ Il pressing di Renzi: si dimetta anche senza avviso di garanzia, senza di lei governo più forte

"I media scrivono che la Cancellieri dovrebbe dimettersi se le arrivasse un avviso di garanzia. Non la penso così e so che adesso non tutti saranno d’accordo". Lo scrive oggi Matteo Renzi.

Matteo Renzi (InfoPhoto)Matteo Renzi (InfoPhoto)

A poche ore dal voto di sfiducia in programma domani alla Camera, Matteo Renzi torna a chiedere le dimissioni del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. "L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti  - scrive oggi il sindaco di Firenze nella sua eNews - è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile". Quindi, anche se "i media scrivono che il ministro dovrebbe dimettersi se le arrivasse un avviso di garanzia", Renzi non la pensa affatto così: "Le dimissioni non dipendono da un avviso di garanzia. L’avviso di garanzia è un atto di tutela verso l’indagato, non è una sentenza di condanna: vent’anni di giustizialismo soprattutto mediatico hanno trasformato uno strumento a favore della difesa in una condanna preventiva", scrive il rottamatore. Non è un problema giudiziario, dunque, ma "è peggio": "E' un problema politico - aggiunge Renzi - E allora posso spiegare perché io sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno". La questione "non è la telefonata per interessarsi a un caso di salute ma la credibilità del racconto proposto dal Ministro, che chiama la famiglia di tre arrestati e un latitante dicendo che non è giusto ciò che sta accadendo. Ma il Ministro è un essere umano, si dice: dunque coltiva i suoi rapporti d’amicizia. Certo, fa benissimo, non siamo robot - commenta il primo cittadino fiorentino - Ma proprio perché è intima di quella famiglia, quando ci sono i procedimenti giudiziari non mette naso, non telefona, sta fuori: altrimenti perde l’autorevolezza necessaria a fare il Guardasigilli. Proprio perché sei amico di quelle persone, stai lontano da quel caso". Quindi, in conclusione, "purtroppo questa vicenda ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità del Ministro della Giustizia".

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