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ELEZIONI/ D'Alimonte: col Mattarellum il Pd di Renzi può prendere il 60% dei seggi

Pubblicazione:martedì 19 novembre 2013

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Da stravaganza improponibile, a opzione concreta ma improbabile, fino ad unica via di fuga possibile: sono le tappe evolutive della proposta di cancellare con un tratto di penna l’attuale sistema elettorale, per tornare a quello precedente. Ad oggi, il Parlamento ancora non è riuscito a riformare la materia, mentre incombe il pronunciamento della Corte costituzionale che, il 3 dicembre, potrebbe definire il Porcellum o parte di esso illegittimo. Sia che entri nel merito, sia che si limiti - come sembra probabile – a fornire un indicazione di metodo generica, i margini di manovra del mondo politico saranno estremamente risicati. La pregiudiziale del doppio turno di coalizione posta dal Pd è stata bocciata, mentre ogni altra soluzione non sembra ormai più praticabile. Solo il Mattarellum potrebbe andar bene alla maggioranza dei parlamentari. Per il semplice fatto che, essendo già stato adottato, per lo meno è noto a cosa si va incontro. Certo, anche i problemi che potrebbe creare sono noti. A partire dall’elevato rischio di non riuscire a mettere insieme una maggioranza di governo. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Roberto D’Alimonte, docente di Sistema politico italiano presso l’Università di Firenze.

 

Cosa accadrebbe con il Mattarellum?

Se ci fossero tre partiti forti, ciascuno posizionato attorno al 25 per cento dei consensi – ovvero una situazione analoga a quella che si è prodotta con le elezioni del 2013 -, il Mattarellum rendebbe impossibile la determinazione di una maggioranza. E’ evidente, infatti, che se i poli sono tre e non è contemplato un premio di maggioranza a chi ottiene più voti, il rischio di stallo è forte. Tuttavia, il Mattarellum è altresì un sistema elastico che, in particolari circostanze, fa sì che le maggioranze si creino, eccome.

 

Ci spieghi.

Se un partito (o una coalizione) prendesse tra il 35 e il 40 per cento di voti, e se questi voti fossero ben distribuiti sul territorio (questo è il fattore decisivo), potrebbe conquistare una maggioranza superiore a quella del Porcellum. Potrebbe ottenere, addirittura, una percentuale vicina al 60 per cento dei seggi.

 

Pare difficile che, allo stato attuale, possa esserci una formazione tanto forte e altre due molto più deboli.

Non è vero. Prendiamo il caso che il partito X ottenga il 38 per cento dei consensi; resterebbe da spartirsi il 62 per cento. Se i due rivali maggiori prendessero, per esempio, il 25 per cento ciascuno, avremmo i due partiti sconfitti tutt’altro che irrilevanti.

 

Perché, alle prossime elezioni, i tre poli non dovrebbero trovarsi in condizioni di parità come a quelle precedenti?


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COMMENTI
19/11/2013 - la personalità non è una proposta politica (luca barbieri)

Quantunque simpatico e ultimamente forse anche un po' "piacione " (si veda il portatile Apple, con bicicletta e scrivania invece dell leggio all'ultimo convegno) Renzi non ha presentato un programma politico.