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SCENARIO/ Polito: a Renzi non conviene buttar giù Letta

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Se le Camere non si sciolgono entro la fine dell’anno, salta la finestra elettorale di febbraio-marzo; poi ci sono le Europee, e in seguito, il semestre di presidenza Ue. Insomma, si andrebbe, come minimo al 2015.

 

Il momento più delicato potrebbe essere all’indomani delle primarie quando, in preda all’euforia della vittoria, tutto potrebbe succedere?

Indubbiamente, Renzi, vincerà. Sta di fatto che più del 50 per cento degli iscritti al suo partito vorrebbe un altro segretario. Ciò significa che, una volta eletto, saprà di non essere il padrone del partito. Da questo punto di vista, potrebbe convenirgli quindi proiettare le sue energie su Palazzo Chigi, piuttosto che perdere tempo a rivoluzionare il Pd dall’interno. In sostanza, potrebbe essere proprio un eventuale risultato modesto a fargli decidere di premere sull’acceleratore. Se vedesse un appannamento della sua leadership, sarebbe spinto a cimentarsi su un altro terreno. Se, al contrario, le cose dovessero andar bene, potrebbe temporaneamente accontentarsi. 

 

Renzi, in ogni caso, ha la maggioranza dei parlamentari.

E’ ovvio che ci sia la corsa a salire sul carro del vincitore. Come se non bastasse, gli eletti sono dipendenti del segretario. Per essere riconfermati, non possono fare altro che correre sotto le insegne del potere. Bisogna vedere, tuttavia, se questo è vero fino in fondo. Quando i renziani, per esempio, hanno fatto una battaglia per imporre un loro uomo all’Agcom, hanno perso.

 

La vittoria di Renzi potrebbe condurre alla scissione del Pd?

Non credo. Nel centrosinistra ci sono meno ragioni per una scissione che nel centrodestra: non c’è un leader calante, ma nascente, mentre la prospettiva è quella di vincere le elezioni, non di perderle. Non mi pare che ci siano le condizioni per separarsi. Piuttosto, ci sono per produrre una guerriglia interna constante contro il nuovo leader. 

 

(Paolo Nessi)



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