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SCENARIO/ Polito: a Renzi non conviene buttar giù Letta

Pubblicazione:martedì 19 novembre 2013

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Le sorti del governo sono sempre state e restano appese a un filo. Fino al giorno della scissione degli alfaniani, le minacce da destra erano quelle più rumorose e avevano messo in ombra tutte le altre. Assodato che Forza Italia non ha i numeri per staccare la spina, l’attenzione si sposta a sinistra. Sul Pd, in particolare. Anzi, su Renzi. Che, come è noto, ha fretta vincere le elezioni. Quelle vere, la cui vicinanza potrebbe dipendere proprio da lui. Abbiamo chiesto ad Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, come potrebbe evolvere lo scenario.  


Cosa emerge dal quadro che si sta delineando?

Anzitutto, quanto accadrà nel Pd resterà nell’ambito di valutazioni strettamente politiche. Un accordo politico tra Letta e Renzi è raggiungibile. Nel Pdl, invece, l’intreccio con la vicenda personale di Berlusconi rendeva imprevedibile e complessa la situazione. Un accordo tra Letta e Berlusconi, infatti, presupponeva un voto contrario alla decadenza. Il che non era evidentemente possibile.

 

Che accordo potrebbero raggiungere?

Potrebbero concordare una tregua. A Renzi potrebbe, persino, convenire. L’Italia, dal punto di vista del bilancio è ancora inguaiata, l’anno prossimo dovrà raggiungere dei parameri che l’Europa considera lontani. Se Renzi andasse a Palazzo Chigi subito, non potrebbe fare molto di più di Letta. Per questo, potrebbe preferire attendere almeno il 2015, quando i conti saranno migliori e non avrà più l’acqua alla gola. Inoltre, se il governo resterà solido nel consenso popolare, Renzi non si arrischierà certo a farlo cadere, assumendosi una responsabilità di cui ne pagherebbe un caro prezzo elettorale. Insomma, se istintivamente è portato a incassare il prima possibile, dovrà farlo entro certi limiti. Non può fare il Giamburrasca, se la maggioranza degli italiani vuole questo governo e stabilità. Non per questo se ne starà calmo e tranquillo.

 

Cosa farà?

Come nella vicenda Cancellieri, spingerà affinché il Pd abbia posizioni il più possibile in linea con il favore popolare. Ogni volta che si porrà un problema di questo genere, penserà, anzitutto, al posizionamento elettorale del partito che si troverà a dirigente. E questo, indubbiamente, creerà dei problemi al governo. La sua elezioni a segretario, quindi, si rivelerà potenzialmente destabilizzante. Non è un caso che lo stesso Berlusconi, in privato, abbia più volte detto spera che sia il sindaco di Firenze ad aprire la crisi. Eventualmente, in ogni caso, se realmente deciderà di aprirla, dovrà farlo in fretta.

 

Perché?


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