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Politica

RI-FORZA ITALIA/ Frattini: del '94 (e di Berlusconi) non c'è più nulla

Franco Frattini (Infophoto)Franco Frattini (Infophoto)

Nel '94 Berlusconi era sorridente, parlava di speranza, di futuro, e le sue parole catturarono l'attenzione di milioni di persone. Oggi invece non sorride più, non parla mai di speranza ma solo di qualcuno contro cui combattere, di nemici e ostacoli da superare. Messi a confronto, questi due messaggi ci fanno chiaramente capire che non si tratta della stessa Forza Italia.

 

Quali sono i principi fondanti che oggi appaiono per certi versi traditi?

Prima di tutto la centralità della persona umana, i suoi diritti, i suoi doveri e quindi la sua libertà, uno dei maggiori principi espressi nel '94. Mi viene poi in mente il messaggio di apertura al resto del mondo, una caratteristica spiccatamente europeista che ha contraddistinto anche il mio mandato da ministro degli Esteri. Forza Italia parlava poi di del principio per cui è lo Stato che deve essere al servizio del cittadini, non viceversa, cioè la base di uno Stato veramente liberale, ma definiva in modo decisamente diverso anche parole come fisco e giustizia.

 

Cosa è cambiato?

Oggi parliamo di fisco e giustizia come fossero strumenti destinati ad opprimere il cittadino, ma in passato venivano considerati entrambi servizi a favore della popolazione. Credo siano questi i grandi principi e valori della Forza Italia originaria che in parte siamo riusciti a realizzare durante l’esperienza di governo. Ciò che non abbiamo fatto sono invece le riforme costituzionali, a partire dalla separazione delle carriere tra i magistrati, in cui credo profondamente, scegliendo di concentrarci su riforme esclusivamente settoriali.

 

Come mai ha deciso di lasciare il Pdl nel dicembre del 2012?

Come dissi molto chiaramente in Parlamento, non permettevo che si votasse con il mio consenso per la caduta di un governo sulla base di pulsioni oggettivamente antieuropeiste e populiste. Questa è anche una delle idee da cui nacque il progetto di “Italia Popolare” che trovò riuniti intorno a un tavolo proprio persone come Alfano, Lupi, Quagliarello e Mario Mauro. E' allora evidente che coloro che si ritrovarono a dire che populismi ed estremismi non potevano essere accettati, sono gli stessi che oggi hanno compiuto un passo politicamente molto importante, che ho apprezzato e in cui mi riconosco, esattamente come avvenne un anno fa.

 

Le ragioni della sua scelta sono quindi ancora valide?

Lo sono ancora di più. Oggi il governo Letta è l’unica opzione possibile per consolidare la ripresa in Italia, soprattutto con questa legge elettorale e con le riforme ancora non fatte, quindi sarebbe folle immaginare una crisi di governo al buio. Occorre fare tutto il possibile per evitare questo scenario, ma credo che sia la scelta del 2 ottobre che il passo di Alfano vadano proprio in questa direzione.

 

Quindi non considera Alfano un “traditore”?