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RI-FORZA ITALIA/ Frattini: del '94 (e di Berlusconi) non c'è più nulla

"Siamo rimasti quelli del '94", ha detto Berlusconi ufficializzando la rinascita di Forza Italia. Ma cosa è davvero rimasto di quella formazione politica? Lo dice FRANCO FRATTINI

Franco Frattini (Infophoto) Franco Frattini (Infophoto)

Un addio “doloroso”, capace di togliere il sonno, ma per molti frutto di un tradimento covato per mesi, forse anni. Berlusconi e Alfano si dicono addio, ma senza troppe lacrime. Il vicepremier ha evitato di partecipare al Consiglio nazionale di sabato scorso durante il quale è stato ufficializzato il passaggio alla nuova Forza Italia, tornata quasi vent’anni dopo l’ormai celebre messaggio televisivo del 26 gennaio 1994, e ha annunciato la contemporanea nascita del Nuovo Centrodestra. Eppure, quello tra Berlusconi e l’ex delfino, più che un drammatico addio, sembra essere un pacato arrivederci: “Abbiamo bisogno di rinforzi”, ha detto l’ex premier, chiedendo ai suoi di mettere da parte “dichiarazioni contro questa nuova formazione, perché dopo le larghe intese dovremo fare una coalizione insieme”. Sulla stessa linea il commento di Alfano, convinto che “in futuro saremo accanto a Forza Italia in una grandissima coalizione che superi la sinistra", anche se non è ancora chiaro chi la guiderà. E se è vero che tra i due litiganti il terzo gode, Enrico Letta si ritrova a capo di un governo uscito rinforzato dalla scissione del centrodestra: “Considero quello che è successo una applicazione pratica della decisione del 2 ottobre scorso – ha detto il premier -. Oggi c’è più stabilità”. In attesa di scoprire eventuali sviluppi, abbiamo fatto il punto della situazione con Franco Frattini, ex ministro degli Esteri e attuale presidente della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI), nonché attento osservatore politico. Tra i fondatori di Forza Italia, nel dicembre 2012 ha lasciato il Popolo della Libertà in netto contrasto con la decisione del partito di ritirare la delegazione al governo.

Presidente Frattini, come giudica l'esito del recente Consiglio nazionale?

Quanto avvenuto sabato dimostra innanzitutto la volontà di Berlusconi di non rompere definitivamente con il gruppo degli “innovatori” guidato da Alfano, ma anche che si continuano ad utilizzare toni e modi già largamente ascoltati che però non hanno mai prodotto grandi risultati pratici.

A cosa si riferisce?

Ad accuse molto generiche all’Europa o a quelle rivolte alla Germania, una retorica che potrà anche affascinare qualcuno ma che ormai è trita e ritrita. Il Consiglio nazionale ha purtroppo consegnato una forza politica che si è sempre proclamata moderata ed europeista nelle mani di persone che tali non sono.

Berlusconi ha detto: “Siamo rimasti quelli del ‘94”. E’ davvero così?

E’ un’affermazione che mi riempie di tristezza, perché proviene da una persona che sta attraversando un vero e proprio dramma umano. Ovviamente dobbiamo rispettare situazioni di questo tipo, che coinvolgono gli affetti e addirittura la libertà personale, ma non si può negare che oggi sia tutto diverso. Basta mettere a confronto il messaggio televisivo di vent’anni fa e quello di sabato scorso per accorgersi delle evidenti differenze.

Vale a dire?