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IL CASO/ Becchi (ideologo M5S): quell'utopia concreta che accomuna Grillo e Olivetti

Pubblicazione:domenica 24 novembre 2013

Beppe Grillo (Infophoto) Beppe Grillo (Infophoto)

Esistono profonde analogie tra il Movimento 5 Stelle e il Movimento di Comunità fondato da Adriano Olivetti nell’immediato dopoguerra. Ne è certo il professor Paolo Becchi, ideologo del M5S, che sottolinea come la diffidenza dei confronti della politica e della partitocrazia e la fiducia verso un impegno che nasca dalla base accumunano Olivetti da un lato e Beppe Grillo dall’altra. “Non v’è dubbio che tanto in Olivetti quanto in Grillo ci siano dei tratti utopistici - sottolinea il professor Becchi -. Se è vero che sono finite le ideologie, per le utopie non c’è mai una fine. E questo, ecco, è un nuovo elemento che accomuna i due diversi Movimenti”.

 

In che cosa consistono le analogie tra la proposta di Adriano Olivetti e quella del Movimento 5 Stelle?

Nell’immediato dopoguerra Adriano Olivetti fondò il Movimento di Comunità che lo portò a diventare prima Sindaco di Ivrea (alla testa di una giunta monocolore comunitaria) e poi ad essere eletto nel Parlamento nazionale come unico deputato del suo Movimento. Ma lì si sentì come un pesce fuor d’acqua, tanto che poco dopo si dimise deluso dall’esperienza.

 

Che cosa accomuna il Movimento di Olivetti al M5S?

Tutti e due sono nati per criticare la partitocrazia. Ai tempi di Olivetti si trattava di quella della Prima Repubblica (il centrismo democristiano e le ideologie totalitarie dei partiti-Stato), ora è invece la partitocrazia della Seconda (e Terza) Repubblica. Quindi si può dire che il primo ad aver criticato lo Stato dei Partiti sia stato proprio Adriano Olivetti, che ci ha lasciato uno splendido pamphlet del 1949 dal titolo, che è tutto un programma: La democrazia senza partiti, nel quale viene proposta una forma di “democrazia integrata” in cui il compito dei partiti sarà esaurito, perché “la struttura dello Stato e della società giungeranno ad un’integrazione, a un equilibrio per cui sarà la società e non i partiti a creare lo Stato”. Quando Grillo parla di un parlamento senza partiti e dice che lì “ci saranno in movimenti, i comitati, tutti espressione di esigenze che provengono dalla società civile” (Il Grillo canta sempre al tramonto), non fa che riallacciarsi al filo del pensiero di Olivetti.

 

Senza corpi intermedi quali i partiti, i sindacati e le associazioni, la democrazia non rischia di essere un’utopia?

Non v’è dubbio che tanto in Olivetti quanto in Grillo ci siano dei tratti utopistici. Se è vero che sono finite le ideologie, per le utopie non c’è mai una fine. E questo, ecco, è un nuovo elemento che accomuna i due diversi Movimenti, ma si tratta in entrambi i casi di una “utopia concreta”, per nulla avulsa dalla realtà. Il fatto che si critichino i partiti non significa che non esistano più i corpi intermedi: essi semmai cambiano forma. Olivetti lo aveva intuito, per questo aveva fondato un Movimento. Ha anticipato i tempi. Oggi il futuro sta nei movimenti, mentre i partiti si sfaldano. Il nostro Paese lo sta mostrando in modo eclatante. Le comunità di cui parlava Olivetti erano il luogo fisico in cui avveniva la mediazione e l’elaborazione politica, oggi grazie alla Rete quelle comunità possono essere anche virtuali. E così quello che allora non riuscì a diffondersi al di là del Canavese oggi è diventata una realtà che si è irradiata in tutto il paese.

 

Qualora si riuscisse davvero a realizzare una democrazia senza partiti, nel momento delle elezioni come si fa a votare? E a presentarsi come candidato?


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