BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NAPOLITANO/ Il liberale (di sinistra) Giorgio potrebbe far saltare lo "schema Renzi"

Pubblicazione:

Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Pur restando entro gli argini dei vincoli costituzionali, non è sfuggito a nessuno che Napolitano abbia interpretato il suo ruolo e l’esercizio delle sue attribuzioni in maniera sovrabbondante rispetto ai suoi predecessori; a cominciare, evidentemente, dalla rielezione, considerata lecita nel silenzio della Costituzione ma da sempre un’ipotesi concretamente irrealizzabile. E’ evidente, del resto, anche il fatto che l’attuale governo si è formato per suo volere, come per suo volere è stato salvato, salvando, cioè, il ministro Cancellieri. Abbiamo chiesto a Lanfranco Turci, a suo tempo esponente della corrente migliorista capeggiata proprio da Napolitano, e attualmente coordinatore del Network per il Socialismo Europeo, cosa ne pensa del mosse il Quirinale.

 

Secondo lei, come mai Napolitano, ex Pci, ha un rapporto così stretto col democristiano Letta e non con gli ex comunisti?

La prima ragione è legata al modo in cui Napolitano ha sempre interpretato il suo ruolo istituzionale: nessuno può dire che in questi anni siano mai emerse tracce dell’ex comunista, o che si sia mai comportato come l’erede del vecchio statalismo del Pci; la seconda va ricercata nella sua evoluzione politica e culturale. Si è progressivamente spostato su una posizione liberale di sinistra. Non è un caso che nel corso di una ricorrenza celebrativa di Einaudi ne abbia lodato il pensiero, quando avrebbe potuto limitarsi a esaltarne l’autorevolezza. Si è spinto, invece, fino ad indicare nella matrice del suo pensiero una fonte di ispirazione; anche l’europeismo spinto, del resto, è un tratto sintonico con il pensiero di Letta e ben distante da pensiero comunista.

 

Tutto ciò lo rende inviso a buona parte della sinistra.

Io non credo, francamente, che gli ex Ds nutrano risentimento nei confronti del capo dello Stato. Anche in loro si è determinata una certa evoluzione intellettuale.

 

Secondo lei, in che termini va inteso il rapporto di Napolitano con il Pd?

Per rispondere, bisogna premettere che Napolitano è stato ed è tuttora il promotore dell’attuale governo. Ha ritenuto che, dati gli equilibri successivi alle elezioni, l’unica strada in grado di garantire la tenuta dell’Italia fossero le larghe intese; le ha volute fortemente, sono un suo parto e, per inciso,  è questo il motivo per cui ha deciso di sostenere così strenuamente il ministro Cancellieri. Detto questo, il suo peso reale rispetto alle dinamiche del Pd si è fatto sentire nell’ultima fase della segreteria di Bersani, quando il capo del partito stava cercando di formare un governo.

 

Cosa intende?


  PAG. SUCC. >