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CAOS PD/ Mussi (ex Ds): cosa cambia con Renzi? Bisogna capire se ha un pensiero...

L’assenza dei big del Pd alla Convenzione che ha proclamato i candidati alla segreteria ha rappresentato, secondo FABIO MUSSI, la fine di una pagina importante della sinistra italiana

Massimo D'Alema (Infophoto) Massimo D'Alema (Infophoto)

E’ stato un po’ come se, alla comunione dei nipoti, fossero mancati i nonni. Solo che, in questo caso, i nipoti speravano fortemente che i nonni, nel raggiungere la festa, almeno si rompessero un femore. Alla convenzione del Pd  di domenica, in cui sono stati proclamati i candidati ufficiali alla segreteria (Renzi, Cuperlo e Civati) mancavano tutti i big del partito: D’Alema, Veltroni, Bersani, Bindi, Finocchiaro e Fioroni (lui, giustificato). Tra i capi storici, ma dal peso tutto sommato imparagonabile ai precedenti, c’era solo Franceschini. E, ovviamente, il segretario ad interim Epifani. Fabio Mussi, Presidente dell'ufficio di presidenza nazionale di Sel, se fosse rimasto nel Pd farebbe parte anche lui della dirigenza anziana. Gli abbiamo chiesto cosa ne pensa del comportamento dei suo vecchi compagni.


Com’è possibile che nessuno si sia presentato?

Avranno avuto tutti da fare qualcos’altro. Precedenti e inderogabili impegni…

 

Più importanti della presentazione della rosa che contiene il futuro capo del partito?

Effettivamente, la vicenda è decisamente singolare. Peraltro, conoscendoli, escludo che si siano telefonati a vicenda per mettersi d’accordo sul non andare.

 

Cosa intende con questo?

Beh, diciamo che i rapporti tra costoro non sono propriamente buoni. E non da oggi.

 

In ogni caso, che senso ha l’episodio di domenica?

Direi che è andato in scena il dramma involontario di un’intera generazione di dirigenti che si è autoesclusa.

 

Eppure, sembravano piuttosto battaglieri nel non farsi rottamare.

Cosa le devo dire? E’ indubbio che, fino a poco tempo fa, abbiano aspramente incrociato le lame con le nuove leve. Poi, tutti insieme, hanno dato forfait. E’ evidente, quindi, che ci sia stato – per così dire – un improvviso cedimento strutturale.

 

Con la loro autoesclusione, i dirigenti anziani del Pd hanno chiuso un capitolo della storia del partito?

Mancavano tutti, il colpo d’occhio è stato forte. L’immagine indotta, effettivamente, è proprio quella di una parte della storia della sinistra che si conclude. Insomma, si sono rottamati da soli, senza grandi sforzi. Devo aggiungere, in ogni caso, che lo spettacolo andato in onda non ha di certo dato mostra di grande stile.

 

Perché no?


COMMENTI
26/11/2013 - Un bene l'inevitabile rottura del PD (Ivio Nicola Marongiu)

Finalmente siamo al dopo Berlusconi e questo gia'causa l'inevitabile fine del PD, partito nato essenzialmente come reazione al berlusconismo e quindi ormai senza senso. Renzi e'fondamentalmente privo di progetto strategico e se puo'illudere gli ex democristiani della diaspora a sinistra, non dice nulla a quel popolo di sinistra che aspetta parole finalmente di sinistra. Cuperlo ha un linguaggio specifico di sinistra, dunque spettera'a lui guidare il nascente Partito socialdemocratico. Chi sara'capace di radunare in un vero Partito Democratico Sociale il resto maggioritario d'Italia? Insomma chi sara'il nuovo De Gasperi, chiamato a ricostruire il paese in questo preannunciato dopoguerra? Letta, forse? Letta ha dalla sua la cultura, la statura e la flessibilita' democristiana, proprio quanto serve alla bisogna,vedremo, tempo al tempo.

 
26/11/2013 - Mussi vede lontano (Luigi PATRINI)

Le osservazioni di Mussi sono di uno che ha "lasciato" e sono perciò taglienti. Ma, secondo me vede giusto: Renzi ce l'ha un pensiero Politico? Anch'io ne dubito; pur non essendo del PD, ogni tanto mi chiedo cosa c'entri Renzi con quella "tradizione". Ma il PD durerà poco: ora che non c'è più Berlusconi (o che, comunque, sta ...tramontando), sarà inevitabile la scissione del PD, tra i "popolari" e gli ex PCI. Renzi non potrà stare in nessuno dei due frammenti più grandi. A meno che... non succedano cose ...dell'altro mondo!