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DECADENZA/ Il giurista: la nuova mossa di Berlusconi non lo salva

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Poiché gli elementi nuovi normalmente non sono altro che una riproposizione di qualcosa che è già stato valutato, la Corte d’appello dichiara inammissibile la richiesta. Sono poche le istanze di revisione che sono ammesse a una valutazione di merito. Poiché normalmente gli elementi definiti come nuovi in realtà sono già stati considerati, le corti d’appello quando rilevano questo dichiarano inammissibile l’istanza.

 

La richiesta di Berlusconi nel frattempo sospende la pena?

No, l’istanza di revisione significa sottoporre a una corte d’appello la possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato. Finché non c’è un nuovo pronunciamento giudiziario, quello precedente esercita i suoi effetti normali.

 

Intanto Berlusconi è tornato a polemizzare sul voto di mercoledì…

L’esistenza di queste eventuali testimonianze potrebbe giustificare una richiesta di revisione, ma finché quest’ultima non è accolta e non produce una modifica della sentenza, il giudizio passato in giudicato conserva tutta la sua efficacia. Produce quindi tutti gli effetti stabiliti dalle diverse leggi che fanno parte del nostro ordinamento giuridico.

 

Con quali conseguenze?

Poiché esiste una sentenza passata in giudicato, e una legge stabilisce che il condannato con sentenza passata in giudicato vada incontro a decadenza, non vedo proprio perché il parlamento votando la decadenza violerebbe il principio di legalità. Al contrario il Senato non fa altro che rispettare le leggi. L’applicazione della legge Severino nel caso di una sentenza passata in giudicato non comporta nessuna retroattività, in quanto la sentenza è passata in giudicato dopo l’approvazione della legge. Non si tratta di retroattività, ma di una legittima applicazione della legge dello Stato.

 

(Pietro Vernizzi)

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