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DECADENZA/ Il giurista: il pasticcio della Severino è peggio di "Mister Agrama"

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Credo, francamente, che non si ponga alcun problema di retroattività. Semplicemente, siamo di fronte ad una sentenza passata in giudicato, cui - secondo la legge Severino - dovrebbe seguire un voto delle Camere sulla decadenza. Il problema, casomai, risiede originariamente nella scrittura della Severino, e nel fatto che non si sono considerati i problemi che si sarebbero determinati in virtù dell’articolo 66 della Costituzione ("ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità"). O, meglio, sono stati considerati ed aggirati, dal momento che la prima bozza della Severino prevedeva addirittura la decadenza di diritto del parlamentare a seguito di sentenza passata in giudicato. E siccome questo sarebbe stato in palese contrasto con l'art. 66 cost., ci si è limitati ad aggirare nominalmente il problema scrivendo che le Camere avrebbero dovuto deliberare ex art. 66 cost. Con il che i problemi restavano tutti lì, come abbiamo sperimentato in questi mesi leggendo i giornali.

 

Ci spieghi.

Se il centrodestra capeggiato da Berlusconi avesse avuto la maggioranza in Parlamento, mi sembra difficile immaginare che le Camere avrebbero mai votato la sua decadenza. E nessuno avrebbe avuto da dire nulla.

 

A quel punto, cosa sarebbe successo?

Al massimo si sarebbe cercato di sollevare un conflitto di attribuzioni, probabilmente dal giudice dell’esecuzione. Tuttavia se, come io ritengo, l’incandidabilità non è un effetto della sentenza passata in giudicato, ma soltanto un effetto della legge che scatta nel momento in cui interviene una sentenza, difficilmente il giudice dell’esecuzione avrebbe potuto sollevare il conflitto. Ripeto, il problema sta alla base. Si è deciso di estendere ai parlamentari una legge pensata inizialmente per i consiglieri degli enti locali. Il giudice ordinario può sancire la decadenza di un consigliere comunale o regionale. Non può sancire la decadenza dei parlamentari. E' un problema di separazione dei poteri.

 

I quali sottostanno all’articolo 66.

Appunto. Ma l’articolo 66, come se non bastasse, va applicato anche in relazione alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Pena i cui effetti, tanto per complicare le cose, discendono direttamente dalla sentenza e vengono inutilmente doppiati dalla legge Severino. A questo punto, mi pare evidente che quel provvedimento fu introdotto per ragioni meramente propagandistiche. Si voleva dare l’impressione di andare ad eleggere un Parlamento di specchiata virtù. E per questo si decise, da parte di tutti, di estendere alle elezioni politiche i meccanismi della legislazione antimafia pensati per gli enti locali. Con il risultato di pasticciare le cose.

 

Un po’ come quando deputati e senatori si tolsero l’immunità parlamentare…

Esatto. Il vecchio articolo 68 della Costituzione ("senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale […]. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile") si sarà anche prestato a molti abusi, ma aveva il pregio di evitare quel conflitto tra le pronunce della magistratura e quelle delle Camere a cui oggi, invece, dobbiamo assistere. 



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COMMENTI
28/11/2013 - la legge Severino e l'art. 66 Cost. (umberto persegati)

La legge Severino pone limiti alla discrezionalità che la Costituzione attribuisce a ciascuna Camera per giudicare dei titoli di ammissione dei propri componenti. Per me è una legge opportuna e necessaria, onde evitare che siedano in parlamento personaggi indegni, da tener lontani dall'esercizio di pubblici poteri. Insostenibile per il buon senso e all' interpretazione letterale l'opinione che la legge non si applichi a reati commessi anteriormente alla sua entrata in vigore: se il soggetto è indegno di stare in Parlamento non ha alcuna rilevanza che i reati siano stati commessi in qualunque tempo, anche remoto; quel che rileva è la condanna irrevocabile. L'art. 66 della Costituzione non è bypassato dalla legge Severino: il giudizio che spetta alla Camera di appartenenza è stato già espresso dal Parlamento in via generale ed astratta ed è la legge che impone alla Camera di prendere atto della sentenza irrevocabile e pronunciare l'incandidabilità del condannato immediatamente: il Senato, violando la legge, c'ha impiegato 4 mesi, e c'è chi sostiene che avrebbe potuto votare per la candidabilità. Mala tempora currunt.