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BERLUSCONI DECADUTO/ Finita la guerra, il nulla?

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Silvio Berlusconi ieri in Piazza Plebiscito (Infophoto)  Silvio Berlusconi ieri in Piazza Plebiscito (Infophoto)

Nella spregiudicatezza demagogica con cui Berlusconi sta uscendo di scena dai palazzi delle istituzioni (martedì con l'uscita di Forza Italia dalla maggioranza di governo, ieri con il voto al Senato sulla sua decadenza) c'è un elemento incommentabile, al netto del pregiudizio pericoloso che ne viene alla già ammaccata democrazia italiana: lo squallore etico, prima ancora che politico, che ne ispira la comunicazione politica con cui è già di nuovo in campagna elettorale. 

Un esempio, che è un pugno nello stomaco, è il manifesto distribuito ai suoi sostenitori davanti a Palazzo Grazioli mentre si votava la decadenza. Un ragazzotto, che probabilmente non capiva neppure cosa teneva in alto per le telecamere, reggeva un manifesto su sfondo rosso sangue con la dicitura e la stella a cinque punte delle Brigate rosse e la foto di Berlusconi dichiarato prigioniero politico. Un insulto a una delle pagine più drammatiche, e a una delle figure più nobili della storia repubblicana, Aldo Moro, che questi nostri tempi disgraziati davvero non meritavano. E che fa il paio con i figli esposti con lui all'olocausto. Pura volgarità. 

Ma il manifesto, dopo l'indignazione, spinge a ragionare su quella che sarà la strategia politica di Berlusconi da oggi: assediare le istituzioni dall'esterno per provare a tornarci, con il suo populismo demagogico, dopo averle per vent'anni assediate dall'interno. Si rivolge purtroppo a una pancia del paese, che c'è, per vent'anni educata dalla sua comunicazione a svilire lo Stato anche quando lo governava, denunciandone i vizi senza riformarli, ma anzi assumendoli a pretesto per secondare i vizi "civili" del paese, a cominciare dal tormentone sulle tasse, mai eliminate da lui; da buttar giù perché versate a uno Stato inefficiente, cui era "comprensibile" non pagarle. La legge del contrappasso lo porta alla decadenza per una questione di tasse. 

Ma questo sarebbe il meno. Cominciato con promesse "liberiste", che occhieggiavano purtroppo con successo anche ad ambienti moderati cattolici, promettendo meno Stato e un occhio di riguardo a giuste istanze di sussidiarietà tra Stato e società (promesse per lo più mancate), oltre alla messa in scena di valori non negoziabili in pubblico ma negoziabilissimi in privato, il berlusconismo mentre esce fuori dal "Palazzo" torna alle ragioni fondanti per cui vi era entrato, "scendendo – dall'impresa – in politica": l'interesse personale del leader. Un'autotutela durata con successo vent'anni, forte di un eclettismo ideologico capace mediaticamente di pescare a piene mani nell'impoliticità sempre più di massa del mercato elettorale. 


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COMMENTI
29/11/2013 - Finalmente (Luigi PATRINI)

Le cose scritte nell'articolo sono tutte condivisibili. Forse bisognava essere fin da prima più critici e spiace davvero per tanti amici, che si sono lasciati illudere prima e che, ora, faticano a riconoscere di essersi sbagliati, non abbiano il coraggio di "voltare definitivamente pagina". La guerra è finita. Ora occorre ricostruire: ripartiamo insieme, laici e cattolici, lasciamo perdere il bipolarismo muscolare, tutti diano il meglio di sé e chi ha sbagliato in passato abbia la serietà di fare un passo indietro, di saltare un giro: non si vantino meriti che proprio non ci sono nell'essere saltati giù dalla carrozza prima che si sfasciasse! Chi può imparare dagli errori fatti, dia una mano a far crescere una generazione nuova, dando fiducia a persone nuove. Non scompaia, per carità, ma chi ha imparato qualcosa, si limiti a dare ...consigli e ...suggerimenti: aiuti qualcuno a fare l'apprendista, senza dimenticare che "si impara facendo", non mettendolo a "vedere come si fa"!

 
28/11/2013 - Un po' di chiarezza... (Franco Labella)

Proprio in virtù del fatto che ilSussidiario ospita, apprezzabilmente, contributi e posizioni diverse posso provare a chiedere al signor Facchin di chiarire , se lo ritiene utile per un confronto, quali concetti o espressioni dell'articolo di Mazzarella giudica "velenosi"?

 
28/11/2013 - Punto e basta, ricominciamo... (claudia mazzola)

Lasciatelo in pace sto povero uomo di Berlusconi, anche i giornalisti dovrebbero aiutare i politici a fare politica con buoni propositi.

 
28/11/2013 - Articolo di Eugenio Mazzarella (eligio facchin)

Scusate ma da "il Sussidiario" che leggo sempre e che ritenevo, proprio perché ospitante varie espressioni di opinioni differenti, un giornale obiettivo, con l'articolo velenoso di Eugenio Mazzarella mi devo proprio ricredere. Vi prego di aiutarmi a continuare a leggervi.