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SILVIO IN PIAZZA/ Con l'eskimo si condanna all'isolamento

Pubblicazione:giovedì 28 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 28 novembre 2013, 10.41

In piazza per Silvio Berlusconi (Infophoto) In piazza per Silvio Berlusconi (Infophoto)

Poiché c'ero, mi ricordo i movimenti del '68. Erano mossi dall'idea che la piazza sostituiva la democrazia "dei padroni". La piazza è parte della democrazia quando i manifestanti cercano di dare forza alle loro richieste o proposte. Ma la piazza è invece strumento rivoluzionario quando si gioca l'ipotesi che bisogna imporre la propria visione. Ricordate la Padania, e l'esercito padano, le guardie verdi che sono andate alla conquista del campanile di San Marco? Ecco, questo è il populismo, che non ha niente a che vedere con il primato del popolo e con l'idea politica di servire il popolo. Ho fatto l'esperienza che in nome del popolo stavamo sbagliando tutto. So dunque il rischio che si corre con il populismo, si sbrana la democrazia fino al punto che gli altri diventano tutti nemici. Cosa impedisce ora a dei giovani sovraeccitati di scegliere l'illegalità?

Non si può chiamare questa scelta della piazza scelta di libertà. Anche perché Silvio ha connesso direttamente la piazza alle elezioni, rafforzando così non il suo diritto a continuare a far politica dirigendo l'opposizione, ma il suo rifiuto della partecipazione al confronto per le riforme e per il bene comune. 

Altro che scelta di libertà. Il senso è proprio contrario!  



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COMMENTI
28/11/2013 - Hai ragione... però... (Luigi PATRINI)

Sì Aldo, hai ragione. Ti sei accorto per tempo che con Silvio non si conclude nulla, perché il suo partito-movimento-azienda non è democratico: almeno nel senso corretto di questo termine; per di più c'è populismo e c'è anche altro che non va! Mi stupisce che oggi tanti che erano con il Cav. prendano le distanze, in modo più o meno soft o sfacciato, senza avere la correttezza di riconoscere di essersi sbagliati. Ce ne sono anche tra i tuoi e miei amici. Non credo che debbano "umiliarsi", ma riconoscere di aver sbagliato, sì. Invece vanno avanti, cambiano posizione e ...fanno finta di niente! Peccato! Credo che qualche volta valga la pena sbagliare, non fosse altro che per dimostrare il coraggio di dire: "Sì, ci siamo sbagliati e abbiamo l'onestà di riconoscerlo!". Buon lavoro!