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Politica

TV & MEDIA/ Se a perdere è anche il Berlusconi comunicatore

Secondo MARIO MORCELLINI, neanche un uomo avvezzo alla comunicazione come Berlusconi avrebbe mai potuto resistere allo stress nervoso ed emotivo degli ultimi tempi

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Non si può certo dire che abbia arringato la folla con particolare afflato emotivo; l’ultimo discorso da senatore di Berlusconi non ha infuocato gli animi e, anche se in qualche momento la verve non è mancata, ha dato l’impressione, più che altro, di essersi voluto affidare a un canovaccio sperimentato: frasi rimandate a memoria e a memoria conosciute pure dai suoi più strenui sostenitori, come fosse un’occasione qualunque, come se, ormai, si fosse assuefatto a se stesso. Perché? Lo abbiamo chiesto a Mario Morcellni, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma.

Come sarà interpreta, nell’immaginario collettivo, la giornata di ieri?

Va detto, anzitutto, che gli italiani sono un popolo che dimentica facilmente. Detto questo, c’è un elemento che milita contro una sostanziale rimozione: la storia è stata troppo lunga e accidentata. Molta gente non ne può più. Tutto ciò, ovviamente, non vale per quegli elettori che lo hanno seguito a oltranza, anche quando sarebbe sembrata ragionevole una pausa di meditazione. Chi non lo ha abbandonato, e parliamo di milioni di persone, appare indisponibile ad affrontare qualunque verità. Non ci sarà, quindi, una rapida soluzione emozionale e comunicativa del caso.

Quindi, sembra difficile pensare che possa fissarsi nella memoria degli italiani un’immagine analoga al lancio delle monetine contro Craxi

Direi che il confronto non tiene. Quando Craxi fu assalito in maniera plebea, il suo partito viaggiava attorno ad un dieci per cento scarso, mentre Forza Italia è ben oltre; buona parte del Psi, inoltre, si era rivoltata contro Craxi, mentre la maggioranza del movimento di Berlusconi non appare pronta a voltare pagina. In tal senso, Alfano si sta giocando la partita comunicativa più difficile: deve difendere le ragioni giudiziarie di Berlusconi, senza compromettere la propria prospettiva politica. In tutta questa vicenda, in ogni caso, c’è un dato altamente significativo.

Quale?

Il giorno prima della sentenza, solamente due telegiornali su sette hanno dato notizia della pubblicazione dell’esortazione apostolica del Papa, episodio, di per sé, per certi versi ben più importante della decadenza. La maggioranza dei Tg, invece, era invasa da titoli che dipingevano scenari semiapocalittici e situazione di allarme sociale. Il che, l’ha detta lunga su quanto si stia infiammando il clima comunicativo.

Eppure, il discorso di Berlusconi è stato piuttosto giù di tono.