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BERLUSCONI CANDIDATO?/ Casellati (Fi): ecco perché non si presenta in Estonia

MARIA ELISABETTA CASELLATI fa presente che Berlusconi, oltre ad aver esplicitamente negato l’ipotesi di una candidatura all’estero, con ogni probabilità non ne ricaverebbe alcun beneficio

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

E se Berlusconi fuggisse all’estero, senza tuttavia darsi latitante? L’idea, piuttosto suggestiva, che circola in questi giorni, è che l’ex senatore decaduto, per aggirare l’incandidabilità prevista dalla legge Severino, nonché la pena accessoria dell’interedizione dai pubblici uffici, possa candidarsi alle Europee. Ma non in Italia. In Estonia, magari, dove vanterebbe un ottimo rapporto con l’imprenditore Ernesto Preatoni, famoso immobiliarista (che, interpellato sulla vicenda, ha seccamente smentito l’ipotesi). Il ragionamento è semplice: negli altri Paesi europei, la legge Severino non esiste, e gli effetti della normativa italiana decadrebbero. Abbiamo chiesto ragguagli in merito alla senatrice Maria Elisabetta Castellati, membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

 

Può confermarci le voci di corridio?

Al contrario. Berlusconi, prima della decadenza, ha detto chiaramente che esclude l’ipotesi. La domanda gli è stata rivolta esplicitamente, e ha detto che non ha alcun interesse. 

 

Perché no?

Perché, semplicemente, lui afferma di essere innocente. E combatterà fino in fondo di per dimostrarlo. Inoltre, è convinto non solo che quanto gli sia capitato rappresenti una pagina nera per la democrazia ma che, in futuro, in tanti altri potrebbero subire il medesimo trattamento; ne risulterebbe inficiato lo stato di diritto. Inoltre, non gli è mai passato per la testa di lasciare l’Italia perché ama profondamente questo Paese.

 

Non crede che sarebbe comunque una strategia politicamente opportuna?

Non credo. A Berlusconi interessa l’agibilità in Italia. Non è affatto chiaro se una candidatura all’estero potrebbe garantirgliela; anzi, è piuttosto in dubbio che candidarsi in un altro Paese possa comportare la rimozione degli impedimenti nel Paese d’origine.

 

Potrebbe valerne la pena per l’immunità nei confronti di eventuali mandati d’arresto da parte di altre Procure.

Spero, anzitutto, che l’eventualità non verifichi. Nel merito, è una scelta talmente intima che non mi pare lecito dargli suggerimenti a tale proposito.

 

A livello giuridico, l’ipotesi è percorribile?