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CANCELLIERI/ Il magistrato: il ministro ha dimostrato di essere un ottimo "giudice"

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Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri (Infophoto)  Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri (Infophoto)

L’iniziativa del ministro Cancellieri è stata per me rispettosa delle norme vigenti, non risultando che la sua iniziativa si sia trasformata in una indebita ingerenza nel lavoro del magistrato competente. Nel caso portato all’attenzione della cronaca, nessun giudice si è sentito minimamente colpito nella sua libertà di giudizio dall’intervento del ministro, che è stato solo espressione di una sollecitudine e non di un’imposizione.

 

L’azione della Cancellieri faceva parte quindi di quel rapportarsi con umanità di cui parlava prima?

Sì. La Cancellieri è il ministro della Giustizia, da lei dipende il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, le carceri e i rispettivi direttori. Nella misura in cui sottopone al magistrato un caso che le si presenta come particolarmente delicato, non vedo come ciò si possa tradurre in un illecito o in una scorrettezza.

 

Non dovrebbe spettare allo stesso detenuto, o tutt’al più ai suoi familiari, rivolgersi al giudice competente?

Non sempre ciò è possibile. Molte volte al magistrato di sorveglianza le situazioni di grave malattia di una persona detenuta sono espresse dall’esterno. E’ vero che in taluni casi è il detenuto stesso a scrivere al giudice per spiegargli che è malato, ma nella maggioranza delle volte sono altri soggetti: i parenti, gli avvocati, i responsabili sanitari dell’ospedale ove il detenuto è ricoverato e, frequentemente anche lo stesso Direttore del carcere. Quest’ultimo, tra l’altro, è un funzionario  del ministero della Giustizia. Non vedo quindi quale differenza ci sia tra la Cancellieri che si preoccupa della situazione di un detenuto e il direttore di un istituto di pena che segnala al magistrato di sorveglianza un’incompatibilità grave tra le condizioni di salute di un detenuto e il carcere.

 

(Pietro Vernizzi)



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