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CAOS PD/ La guerra delle tessere fa di Renzi il nuovo Berlusconi

Gianni Cuperlo (Infophoto) Gianni Cuperlo (Infophoto)

Del resto, la scelta di tenere il tesseramento aperto sino all'ultimo è stata caldeggiata proprio da Renzi e dai suoi, memori dei consensi sottratti un anno fa da un meccanismo troppo rigido.

Eppure - lo dicono in tanti ormai - quella scelta non ha funzionato, anzi ha fornito in troppi casi all'esterno l'immagine di un partito tutt'altro che cristallino. Esattamente il contrario di quello che Renzi ha promesso e di cui avrebbe bisogno. Eppure per Renzi ora non si può più intervenire, la macchina è lanciata e non si può fermare, forse perché fermarla vorrebbe dire rinviare l'appuntamento con le primarie, che - a giudizio del sindaco - costituiranno l'unica fonte di legittimazione del futuro segretario democratico. Persino se i numeri fossero a favore del sindaco di Firenze (47 a 38, secondo il suo comitato) i problemi non cambierebbero poi di molto e la sua leadership forte si troverebbe a farei conti con un Pd litigioso e diviso. 

Ma chi ha più da temere dalle fibrillazioni in casa democratica è senza dubbio il presidente del Consiglio. Se con l'aiuto dei moderati del Pdl Letta è convinto di riuscire a sopravvivere persino alla decadenza di Berlusconi, l'orizzonte si fa assai più fosco dopo l'8 dicembre. I rapporti fra i due sono altalenanti. Si passa da incontri da cui filtra la stipula di patti di convivenza di durata biennale (sino al 2015), a stilettate quotidiane rifilate dal primo cittadino fiorentino all'attuale inquilino di Palazzo Chigi.

Quando persino la commemorazione dell'alluvione di Firenze diventa l'occasione di attaccare le scelte della legge di stabilità in tema di fondi destinati alla difesa del suolo ed alla lotta al dissesto idrogeologico, allora è lecito pensare che dopo le primarie tutto potrebbe accadere. Anche che Renzi riesca laddove Berlusconi vorrebbe arrivare, ma forse senza avere i numeri per farlo, e cioè staccare la spina al governo.

Se si chiude la finestra elettorale di inizio anno, Renzi sa che per superiori ragioni europee (il semestre di presidenza italiana) dovrà aspettare un altro anno. E allora a Enrico Letta, indebolito dalla ormai quasi certa decadenza di Berlusconi, l'ombrello del Quirinale, sinora estremamente efficace, potrebbe non bastare più.

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