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LEGGE ELETTORALE/ Zanon (Csm): i politici si muovano o la faranno i giudici

Le trombe della Consulta (Infophoto) Le trombe della Consulta (Infophoto)

Va detto, anzitutto, che la censura che non solo ha maggiori probabilità di essere esaminata nel merito, ma che sarà considerata cruciale, è quella legata al premio di maggioranza alla Camera. A quel punto, difficilmente la Corte potrebbe limitarsi ad affermare che, in virtù della discrezionalità del legislatore, non le compete esprimere un giudizio in merito a soluzioni alternative al premio o alle eventuali soglie per ottenerlo. Certo, potrebbe anche, in via del tutto teorica, considerare ammissibile la questione, per decidere che esiste nel merito una discrezionalità del legislatore. Tuttavia, per i sostenitori dell’incostituzionalità che avranno indetto una battaglia campale sull’ammissibilità della questione, non esprimere a quel punto un giudizio nel merito (e non esprimerlo negativamente) rappresenterebbe uno spreco di energia. In ogni caso, l’eventuale pronuncia sul premio alla Camera, determinerà un analogo provvedimento per quello al Senato.

 

Nel merito, quindi, cosa accadrà? Secondo D’Alimonte, la Corte non può non tenere conto del fatto che l’eliminazione del premio di maggioranza renderebbe il sistema puramente proporzionale.

In effetti, l’accoglimento della questione determinerebbe la vigenza di un sistema che, magari, al legislatore potrebbe non andare affatto bene. Un bel problema, dato che l’articolo 28 della legge 87 del 1953 afferma che «il controllo di legittimità della Corte costituzionale su una legge o un atto avente forza di legge esclude ogni valutazione di natura politica e ogni sindacato sull’uso del potere discrezionale del Parlamento». Ebbene, è proprio quello che farebbe la Corte, esprimendosi sulla cancellazione tout court del premio, sulle soglie minime e massime, sui metodi di calcolo e via dicendo. C’è un'altra insidia: far cadere del tutto il premio esige la certezza che la normativa di risulta sia immediatamente applicabile. Ciò perché, dato che la legge elettorale è costituzionalmente necessaria, l’eventuale pronuncia della Corte non può esporre il Parlamento al rischio anche solo teorico di una paralisi di funzionamento.

 

Secondo D’Alimonte, se la Corte si esprimesse sulle liste bloccate, non potrebbe fare a meno di affermare che l’unica alternativa accettabile sono le preferenze o i collegi uninominali.

No, francamente mi pare impossibile che possa spingersi fino a questo punto.

 

In generale, sarebbe preferibile che la Corte non si esprimesse?

Diciamo che se si esprimesse con una pronuncia di accoglimento, supererebbe con eccessiva larghezza la spiegata carenza di incidentalità prescritta dall’articolo 1 della legge costituzionale n. 1 del 1948; la Corte, così facendo, creerebbe un precedente significativo e realizzerebbe a colpi di sentenza una revisione costituzionale che riguarda proprio il sistema di accesso alla giustizia costituzionale. Si tratterebbe, inoltre, di un‘ulteriore sconfitta della politica su una questione cruciale. La legge elettorale sarebbe costruita dalla magistratura ordinaria (la Cassazione, che ha emanato l’ordinanza di remissione) e dalla Corte costituzionale. Certo, se il legislatore continua a rinunciare a fare il suo mestiere, è evidente che il vuoto di politica continuerà a essere colmato da altri poteri.  

 

(Paolo Nessi)

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COMMENTI
05/11/2013 - ...e la facciano bene! (Luigi PATRINI)

Niente alchimie o furbizie: la legge elettorale deve essere semplice e rispettare la variegata realtà del popolo elettore. Credo essenziali pochi punti, che secondo me non dovrebbero essere ignorati:1) Anzitutto con le preferenze: meglio due preferenze, così una si dà al candidato che si conosce e si stima e una a quello che si reputa il migliore e il più adatto. 2) Inoltre il premio di maggioranza non può stravolgere la possibilità di una adeguata rappresentanza per tutti: il metodo migliore è il proporzionale, con una soglia di sbarramento abbastanza bassa, che stimoli le aggregazioni ed eviti i "cartelli" che si sfasciano il giorno dopo. La soglia potrebbe essere al 5% come quella tedesca o al 4%. 3) Nessuno sia candidato in più di due collegi o della Camera o del Senato. E il candidato sia, comunque, residente nel territorio della Regione in cui si trova il suo collegio. 4) Niente "quote" rosa, o azzurre: si candidino persone stimabili e disponibili. Poco importa se sono maschi o femmine: se valgono valgono, se sono furfanti meglio lasciarli a casa, uomini o donne che siano!