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LEGGE ELETTORALE/ Zanon (Csm): i politici si muovano o la faranno i giudici

Pubblicazione:martedì 5 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 5 novembre 2013, 8.55

Le trombe della Consulta (Infophoto) Le trombe della Consulta (Infophoto)

Per anni le forze politiche hanno colpevolmente indugiato e ora, volenti o nolenti, dovranno riformare la legge elettorale in fretta e furia, entro il 3 dicembre. Perché, allora, la Corte costituzionale si sarà pronunciata sulle obiezioni sollevate dalla Corte di Cassazione che, come è noto, ha eccepito numerosi elementi di legittimità: il premio di maggioranza alla Camera (55% dei seggi a chi conquista un voto in più degli altri) falsa fortemente il risultato elettorale, inficiando il principio della rappresentanza popolare; il premio di maggioranza al Senato conferito su base regionale rende alta la probabilità di maggioranze diverse nelle due Camere; le liste bloccate, infine, sottraggono agli elettori il potere di scelta. Se la Consulta dovesse ritenere fondata anche una sola di queste obiezioni, le leggi emanate da un Parlamento illegittimo sarebbero ancora da rispettare? C’è, a dire il vero, la possibilità che la Corte non si esprima. E’ quanto ha auspicato, dalle pagine de Il Sole 24 Ore, Roberto D’Alimonte, affermando che si tratterebbe della strada privilegiata per salvaguardare la sovranità del parlamento. Abbiamo chiesto un parere in merito a Nicolò Zanon, costituzionalista e membro del Csm.

 

Quali sono i nodi posti dal giudizio che la Corte si accinge a esprimere?

Vi è un notevole problema legato alla carenza di incidentalità; come afferma ormai da tempo la dottrina, l’oggetto della questione costituzionale non può esaurire senza residui l’oggetto del processo nell’ambito del quale la questione è stata posta. In tal caso, invece, coinciderebbero del tutto e non si comprenderebbe quale compito decidente potrebbe restare in capo al giudice di Cassazione, una volta che la Corte costituzionale dovesse accogliere la questione. Alla Cassazione, non resterebbe che prendere atto del giudizio della Consulta. A quel punto, ci troveremmo di fronte ad ricorso diretto del cittadino mascherato. Tale modalità di procedere (ricorso diretto), tuttavia, è ammessa dalla Costituzione esclusivamente laddove il governo ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione o quando una Regione ritenga che una legge dello Stato invada la sua sfera di competenza.

 

Quindi?

La Corte farà una battaglia al suo interno sull’ammissibilità delle questione di costituzionalità.

 

E se la questione fosse ammessa?


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COMMENTI
05/11/2013 - ...e la facciano bene! (Luigi PATRINI)

Niente alchimie o furbizie: la legge elettorale deve essere semplice e rispettare la variegata realtà del popolo elettore. Credo essenziali pochi punti, che secondo me non dovrebbero essere ignorati:1) Anzitutto con le preferenze: meglio due preferenze, così una si dà al candidato che si conosce e si stima e una a quello che si reputa il migliore e il più adatto. 2) Inoltre il premio di maggioranza non può stravolgere la possibilità di una adeguata rappresentanza per tutti: il metodo migliore è il proporzionale, con una soglia di sbarramento abbastanza bassa, che stimoli le aggregazioni ed eviti i "cartelli" che si sfasciano il giorno dopo. La soglia potrebbe essere al 5% come quella tedesca o al 4%. 3) Nessuno sia candidato in più di due collegi o della Camera o del Senato. E il candidato sia, comunque, residente nel territorio della Regione in cui si trova il suo collegio. 4) Niente "quote" rosa, o azzurre: si candidino persone stimabili e disponibili. Poco importa se sono maschi o femmine: se valgono valgono, se sono furfanti meglio lasciarli a casa, uomini o donne che siano!