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PRIMARIE PDL (?)/ L'ultima carta di Alfano per sfuggire alla "trappola" di Silvio

Secondo VIRMAN CUSENZA (Il Messaggero), le primarie, dal punto di vista sia di Berlusconi che del centrodestra sarebbero l’opzione più sensata, ma non per questo la più probabile

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Benché la sua carica sia stata azzerata da un ufficio di presidenza che aveva scongiurato di rinviare, e benché lo stesso ufficio abbia annullato la sua prospettiva politica, cancellando il Pdl e ricostituendo Forza Italia, Alfano, evidentemente, non si considera sconfitto. Non del tutto, almeno. Per questo, intervistato da Bruno Vespa per il suo ultimo libro, ha spiegato: «La mia idea non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie. Alle prossime elezioni, il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti». Virman Cusenza, direttore de Il Messaggero, ci spiega cosa sta succedendo nel centrodestra.


Cosa ne pensa della proposta di Alfano?

Le primarie rappresenterebbero uno strumento opportuno, efficace e consolidato dato che, in Italia, il Pd le ha ripetutamente indette; grazie alle elezioni dal basso, introdurrebbero inoltre un principio di democrazia che sarebbe un fattore decisamente positivo per un partito tanto verticistico. Va anche detto che la proposta di Alfano è tardiva.

Perché?

In passato, avrebbe dovuto perseguire la strada delle primarie con più determinazione. L’operazione avrebbe premiato la sua leadership.

Il 2 ottobre, quando Berlusconi fu costretto a votare la fiducia al governo, sembrava che Alfano e i suoi avessero qualche chance di conquistare il partito e affermare la propria prospettiva. Cos’hanno sbagliato?

Hanno concesso troppo tempo ai loro avversari. Alfano, in particolare, sia per riconoscenza nei confronti di Berlusconi che per senso di responsabilità, ha voluto evitare strappi eccessivamente bruschi, che avrebbero portato alla rottura. Tuttavia, avrebbe dovuto difendere e promuovere con molta più forza e convinzione quella linea di sostegno al governo che stava emergendo e si stava affermando rispetto a quella di chi intende tuttora legare la vicenda giudiziaria di Berlusconi alla caduta dell’esecutivo. Il rallentamento di Alfano, quindi, ha rappresentato una sorta di trappola nella quale tutto il fronte delle colombe è caduto.

Quale trappola?

Erano convinti che il tempo avrebbe giocato a loro favore, alla luce dell’imminente decadenza di Berlusconi e della convinzione che un suo passo indietro sarebbe arrivato di lì a poco.

In ogni caso, se Alfano parla di primarie, dà forse per scontato che a questo punto il partito resterà unito?