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Politica

BEPPE GRILLO/ L'attacco al figlio della Cancellieri: Piergiorgio Peluso è un rampollo di Stato

Dopo aver lanciato l’hashtag “#CancellieriDimettiti” per convincere il ministro della Giustizia a fare un passo indietro dopo il caso Ligresti, Beppe Grillo torna all’attacco.

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

Dopo aver lanciato l’hashtag “#CancellieriDimettiti” per convincere il ministro della Giustizia a fare un passo indietro dopo il caso Ligresti, Beppe Grillo è tornato all’attacco. Il vero “scandalo”, scrive oggi il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog, non è tanto la Cancellieri che “non si vuole scollare dalla poltrona per motivi, lei dice, di umanità”, ma il figlio del ministro, Piergiorgio Peluso. Infatti, “anche se non è accusato di nulla e nessuno gli ha chiesto le dimissioni”, Peluso rappresenta “la perfetta manifestazione di quel familismo trasversale, di amicizie incrociate, di favori dati e ricevuti che in Italia crea la cosidetta classe dirigente, i figli di mammà”. Grillo descrive quindi la carriera del “pargolo”, classe 1968, che ha avuto diverse cariche nel Gruppo Unicredit: “Responsabile Investment Banking in Italia, amministratore delegato Corporate, responsabile per l'Italia della Divisione Corporate & Investment Banking”. In Unicredit, continua a scrivere l’ex comico genovese, Peluso “fa sottoscrivere un aumento di capitale della Fonsai. Un investimento di 170 milioni di euro per titoli che oggi valgono 20 milioni”. Nel 2011 diventa direttore generale di Fondiaria-Sai e “ci resta per 14 mesi con uno stipendio annuo di 1,2 milioni di euro”, mentre “il bilancio del 2011 di Fondiaria-Sai è di un miliardo di perdita”. Peluso esce quindi dalla società, “sostanzialmente fallita”, con una buonuscita “di 3,6 milioni di euro”. Allora Grillo si chiede: “Che meriti ha Peluso, uno dei diecimila figli di mammà di questo Paese per ottenere una favolosa liquidazione? A fronte di che?”. Poi conclude: “Quanti sono i Peluso d'Italia? I figli di mammà? E' un mondo di liane e trapezi dove i rampolli di Stato sfarfallano e volano sopra le teste dei cittadini, di coloro che non nascono da lombi di Stato. Si librano da una società all'altra grazie ai loro meriti, alle loro relazioni, a mammà”.

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