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Politica

CAOS PDL/ Verderami: Berlusconi vuole usare l'Imu per far fuori Alfano & co.

Secondo FRANCESCO VERDERAMI (Corriere della Sera) in caso di brutte sorprese nell’ambito della votazione della legge di stabilità, il Pdl non potrà che ritirare la fiducia al governo

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In un primo momento, l’ufficio di presidenza del Pdl ha azzerato tutte le cariche del partito, a partire da quella del segretario Alfano, decretando la rinascita di Forza Italia. L’esito della riunione dovrà essere ratificato dal Consiglio nazionale che, di Alfano, potrebbe azzerare pure l’esistenza (politica, s’intende). Pare che Denis Verdini disponga di un documento, che Il Tempo ha avuto modo di visionare in anteprima, che non lascia spazio a equivoci: degli 850 delegati nazionali, il 75 per cento è schierato con Fitto e con il ritorno a Forza Italia, gli altri si dividono tra indecisi e alfaniani. Abbiamo chiesto a Francesco Verderami, firma politica del Corriere della Sera, come potrebbe evolvere la situazione.

Un documento in mano a Verdini attesterebbe che la stragrande maggioranza dei delegati del Consiglio nazionale si schiererà per la linea di Fitto e a favore della rinascita di Forza Italia. Gli alfaniani, quindi, sono in minoranza.

Posto che anche Alfano si è espresso a favore della rinascita di Forza Italia a leadership berlusconiana, bisognerà intanto verificare se la maggioranza esiste realmente nel partito. Il punto però non è questo. Il vero problema è se il Pdl sia in grado di sopravvivere ad una conta interna. Nel caso non ci riuscisse, e si spaccasse, la frattura sarebbe esiziale per entrambe le anime del partito. Inevitabilmente, infatti, il centrodestra dovrebbe star fermo (almeno) un giro prima di poter tornare ad essere competitivo con il centrosinistra. Ecco perché le personalità più avvedute delle due correnti vogliono evitare lo strappo, sapendo di dover fare i conti con chi preme per la scissione.

Non crede che le due anime potrebbero sopravvivere tranquillamente ad una scissione?

Sarebbe un evento traumatico e non sarebbe a costo zero. I “lealisti” si troverebbero proiettati su posizioni molto vicine a quelle grilline. Ora, a parte la difficile competizione elettorale con i 5 stelle, questa piattaforma politica potrebbe essere abbracciata da alcuni, ma non da tutti: penso soprattutto a Fitto. Dall’altra parte mi chiedo che senso avrebbe per gli “innovatori” fondare un partito “diversamente berlusconiano”. A mio avviso rischierebbe di avere un ruolo piuttosto marginale. E credo che anche Alfano lo pensi.

Potrebbe allearsi con il centro.


COMMENTI
07/11/2013 - Un vantaggio si sarebbe (Luigi PATRINI)

Se il PdL-FI si spacca e si divide, non si dividerà solo in due, ma almeno in tre o quattro fazioni, che avranno una alleanza tra loro molto ...faticosa. Ma sarebbe la fine di un bipolarismo, che non è mai riuscito ad essere bipartitismo e che, nel nostro bel Paese, ha prodotto solo disaffezione per la politica e la nascita di semplici "tifoserie" politiche. Se il PdL-FI si dividesse, quasi certamente neppure il PD riuscirebbe a restare unito, perché - una volta caduto il partito "nemico" di Berlusconi - non avrebbe alcuna ragione né di restare unito, né di cercare l'alleanza con Sel e Grillini. Forse le cose si aggiusterebbero su equilibri più "sani" di quelli attuali. Provare per credere!

 
07/11/2013 - Sparatorie politiche (claudia mazzola)

Il pianeta politico sembra il far west. Duelli ogni giorno a suon di proiettili, peccato e buon per loro che quelle pallottole colpiscono solo noi poveri cristi popolani!