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LETTERA/ Perché fare politica oggi?

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In particolare l’amico Francesco ricorda la fine della politica tradizionale, oggi la politica è più feroce e più vuota. E per questo gli sembra impossibile partecipare se non come presenza nel potere.

Vediamo meglio come lo dice: “I mutamenti geopolitici mondiali in corso, la globalizzazione su base tecnologica avanzante, la fine culturale dell'epoca moderna hanno già messo in crisi lo schema del fare politica di derivazione ottocentesca su base partitica. Forse per questo la politica, non solo quella italiana, è sempre più vuota e insieme sempre più feroce. È diventata un luogo di potere che in realtà ne gestisce una piccola porzione e che perciò cerca di sopravvivere badando freneticamente a se stesso, con guasti gravissimi inferti alla reale realtà politica di cui nessuno è in grado di occuparsi davvero. La crisi è cioè di sistema e da essa saremo sempre più trascinati fino a che non si sarà in grado di pensarla davvero a fondo e di gestirla in qualche misura. Il mio non è catastrofismo, o gusto intellettuale dei massimi sistemi, ma é una domanda sulla "realtà" della politica, cioè sulle condizioni alle quali essa possa tornare almeno un po' a mordere la realtà.”

 

Concordo, si pone la questione di pensare  davvero a fondo la crisi e di gestirla. Ma la questione va affrontata con una visione d’insieme che ci permetta di capire che cosa è cambiato.

Nel novecento ci sono due periodi, dal secolo precedente si è avuto Il Terzo Stato e poi qualcuno ha iniziato a parlare del Quarto Stato, ovvero le parti sociali diventavano partiti e lottavano per far valere le proprie ragioni. Per questo da noi, in Italia, nacque il partito di don Sturzo, il Partito Popolare.  Poi un cambiamento è avvenuto nel dopoguerra, rimaneva solo il comunismo a ridurre la politica a lotta di classe, e dunque a lotta dei proletari contro i borghesi. Con il crollo delle ideologie siamo entrati nell’era post-ideologica. Da noi il Partito Popolare diventa la Democrazia Cristiana, ovvero la sfida dei cattolici alle ideologie, comunismo e fascismo.

La democrazia occidentale, fondata sull’irriducibile bisogno di libertà, ha fatto crescere il primato dello sviluppo economico, e per questo  l’economia ha preso il sopravvento sulla politica, per la libertà di intrapresa e per liberare tutte le energie dello sviluppo. 

Progressivamente il problema della democrazia è diventato potere di controllo sociale per avere la stabilità dei sistemi nazionali, al fine di lasciar sviluppare la progettazione ventennale e più dei grandi movimenti di capitali. 

Per questo nel '63 nasce il Centro-sinistra, una grande coalizione fra cattolici e socialisti. Ma complessivamente nell’Occidente si svuotano i partiti di massa, luoghi di partecipazione popolare, e la questione della rappresentatività degli eletti entra in relazione con i gruppi economici costituiti in lobbies.



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COMMENTI
07/11/2013 - Ma siamo proprio sicuri che le ideologie sono fini (felice eugenio crema)

Anche il camaleonte sembra sparire: in realtà ha solo assunto un altro colore. Forse siamo solo entrati in un momento in cui, cadute le ideologie che guardavano il futuro rimane solo l'ideologia del nichilismo. Apparentemente la più debole, in realtà più forte di tutte le ideologie 'forti' ottocentesche e novecentesche perché non confutabile secondo ragione.